Fioroni, l’ultimo degli inconcludenti
Dalla fine degli anni Settanta sono sempre gli stessi i punti della riforma del sistema educativo: l’architettura istituzionale e organizzativa, l’ordinamento dei gradi e dei cicli di istruzione, l’adeguamento dei programmi di insegnamento, lo stato giuridico e il reclutamento del personale docente. Nel 1996 Luigi Berlinguer progettò una riforma che toccava i quattro i punti. Realizzò solo parte del primo: l’autonomia organizzativa, didattica, finanziaria delle scuole. Passando dalla legge ai decreti attuativi alle circolari, l’autonomia si restrinse a poca cosa, ma restò irreversibile.
Nel 2001 Letizia Moratti dedicò la propria attenzione al secondo e al quarto punto, incardinando solo la riforma del ciclo di base e la valutazione esterna degli apprendimenti. Ma tanto i pezzi già avviati quanto quelli a futura memoria sono stati sterilizzati o rinviati sine die in pochi mesi da semplici atti amministrativi del nuovo governo. Giuseppe Fioroni chiude il ciclo politico e culturale, generoso e inconcludente, delle riforme. Dice di voler riportare la serenità, dopo gli anni delle contrapposizioni ideologiche. Dice che tocca alle autonomie scolastiche introdurre le innovazioni necessarie, applicare le leggi già approvate in parlamento. Che cosa sta sotto questo neo-doroteismo irenico e felpato, che assume le autonomie come alibi e come cirenei delle riforme che lui non vuole fare?
La resa ai poteri conservatori che nel corso dei decenni hanno preso il controllo del sistema: l’amministrazione ministeriale e i sindacati. L’amministrazione ministeriale è contraria a ogni riforma del sistema: no all’autonomia, no ai poteri previsti dal nuovo titolo V della Costituzione per le Regioni sull’intera organizzazione scolastica, no al cambio degli ordinamenti. A loro volta i sindacati del personale hanno fatto valere vittoriosamente la pretesa di dire l’ultima parola. Non le leggi del parlamento, non la Costituzione vecchia o rivista, ma solo il sacro Contratto nazionale può decidere sia degli interessi degli addetti sia di quelli degli utenti e del paese. Le forze politiche hanno la penultima parola, sono diventate il portavoce in parlamento del blocco storico conservatore dentro il sistema educativo. E Fioroni? È a tutti gli effetti il ministro dei sindacati del personale.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!