FIUTARE LA PROMESSA CHE C’E’ DENTRO OGNI COSA
All’edicola come ogni mattina compra la Gazzetta dello Sport, dà una sapiente, rapida occhiata ai titoli di prima pagina. Poi mio figlio ripiega il giornale, lo avvicina alla faccia, e lo annusa. Cosa fai, gli domando smettendo di camminare. E lui: «Lo fiuto. I giornali al mattino hanno un odore d’inchiostro buonissimo». è un attimo, i ricordi balzano indietro di trent’anni, quando andando a scuola tu traversavi apposta via san Marco, a Brera, per respirare l’odore delle rotative che saliva dai sotterranei del Corriere attraverso le grate di ferro. E di quell’odore, nella mattina grigia di Milano, ti inebriavi – come l’aroma del giorno nuovo che iniziava, e della stessa città attorno che già correva al lavoro camminandoti accanto veloce.
Il gesto di mio figlio, quello sniffare la mattina fresca nell’odore d’inchiostro di un giornale, mi meraviglia perché io non gliel’ho mai raccontato, che attraversavo apposta per sentire il profumo del Corriere, né gli ho mai detto che è la stessa cosa che faceva da ragazzo suo nonno, ronzando attorno, a Parma, allo stabilimento della Gazzetta. Sembrano, e sono, così diversi i figli da noi, e diversi fra loro i fratelli, tanto da arrivare a convincerti che si nasce ciascuno con un’indole, ciascuno da un suo stampo, profondamente altri da noi. Poi una mattina un bambino fiuta l’inchiostro davanti a un’edicola, oppure, a sette anni, partendo dalla casa in cui da sempre si va al mare in vacanza, si attarda, mentre tutti siete già pronti, e già caricate le valige. Ma dove eri andato, chiedi, e lui: «A salutare le cose». Quali cose? «Il pozzo nel cortile, i gradini delle scale, gli alberi.».
E allora ti fermi, tardi a girare la chiave nel cruscotto, un ricordo lontano ti ha folgorato: anche tu, alla fine di ogni estate, percorrevi il cortile, e il fienile, e il sentiero dietro a una casa di montagna, salutando la fontana e la legnaia e le betulle sotto a cui avevi giocato. Anche tu, a sette anni, eri fortemente propensa a pensare che le cose ti guardassero, e ti volessero bene, di modo che era opportuno salutarle, partendo. E allacciati alla memoria dei gesti ritrovati in tuo figlio, come attigui, ritrovi se lo lasci passare anche il tuo sguardo sul mondo di allora, quando di ogni mattina eri contento e stupito. Di modo che i figli sono anche la grazia di ritornare, per un momento, come sei stato, quando tutto – l’inchiostro dei giornali, e le betulle, la fontana e ogni cosa – ti sembrava chiaro segno di un mistero, e di una promessa.
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