Flessibile e contento

Di Bottarelli Mauro
31 Agosto 2006
Ovvero come trovare tre lavori in quattro giorni e smontare il mito dell'inferno interinale

Milano
A ogni manifestazione no global ne vengono distrutti o imbrattati almeno una decina. Parlare di loro nei salotti buoni della sinistra che conta equivale a parlare di sterco durante la cena. Nominarli come alternativa significa farsi sommergere dal di-sprezzo. Sono le agenzie di lavoro interinale o temporaneo che dir si voglia, ovvero luoghi in cui un disoccupato si reca con il suo bel curriculum, presenta domanda, fa un breve colloquio e nella maggior parte dei casi viene avviato verso un lavoro a tempo determinato. Pochi mesi, a chi va meglio qualcosa in più: comunque sia, meglio della disoccupazione. No, non è vero: piuttosto che flessibili meglio per strada, magari sfilando sotto l’effigie tanto engagé di san Precario e delle sue vestali laiche in divisa d’ordinanza.
Mese di agosto, Milano. Il panorama meno incoraggiante possibile per chi stia cercando lavoro, un qualsiasi lavoro per sbarcare il lunario o per cercare di entrare nel cosiddetto “circolo produttivo”. Dopo aver debitamente ritoccato al ribasso il curriculum vitae, abbiamo deciso di cercare lavoro attraverso queste agenzie per vedere se sono davvero “mafiose” come gridano i cortei degli arrabbiati per conto terzi (nel senso che non rappresentano chi dicono di rappresentare e spesso il problema del lavoro nemmeno ce l’hanno, visto che ci pensano mamma e papà). Il pezzo di carta che abbiamo stampato parla chiaro: poche e confuse esperienze lavorative, nessuna preclusione per il futuro. Insomma, ci va bene tutto pur di lavorare. L’agenzia Manpower al 9 di piazzale Brescia è piccola e funzionale, incastrata tra palazzi residenziali e una banca. Arrivati davanti alla vetrina, la prima sorpresa: ci aspettavamo poche offerte di lavoro e decisamente poco allettanti, invece ci ritroviamo di fronte ad almeno otto posizioni per inserimento immediato (o a breve) nel terziario con contratto a tempo indeterminato. Già, il famoso mito del posto fisso è qui, a portata di mano, stampato su un vetro di un piccolo ufficio sulla circonvallazione di Milano: lo dipingono come un miraggio, ci pare abbastanza realistica come illusione ottica. Si passa dall’addetto alle vendite nel settore dell’informatica con assunzione diretta dall’azienda (ma servono due anni di esperienza nel settore) alla receptionist, dal data entry (ma occorre conoscenza a menadito di Office ed Excel e il mio curriculum non li contempla) alla segreteria di direzione, operativa e commerciale (posti per signorina e lì c’entra poco il curriculum fiacco). Per me non c’è nulla al momento («È il 13 di agosto, vedrà che con l’inizio di settembre le proposte anche per un profilo come il suo non mancheranno», mi dice la gentile signorina quasi a consolarmi) ma non mi perdo d’animo: voglio un lavoro. Adesso.
Altro giro, altra agenzia, altro lavoro. Questa volta si tratta di Adecco, una delle più famose in Europa. Per la precisione l’agenzia di via Paleocapa, a pochi metri dal centralissimo piazzale Cadorna. Si consegna il curriculum, si fissa un appuntamento e nel frattempo si può dare un’occhiata alle proposte di lavoro già presenti. Sono efficientissimi. In pochi giorni la proposta è bella e pronta: contratto di tre mesi con possibilità di proroga, addetto al confezionamento in un nota azienda alimentare specializzata in zafferano. La sede di lavoro è Milano (quindi non c’è nemmeno da spostarsi), il contratto è di quarto livello e la paga è di 800 euro al mese: si parte il 1° settembre e si finisce il 31 dicembre. Le esperienze nel campo presenti nel mio curriculum combaciano con le richieste dell’azienda: per tre mesi il lavoro c’è e se tutto va bene non è esclusa una proroga. Certo, non è il sogno di un bambino a cui si chiede cosa vuol fare da grande, ma visto che l’astronauta e il calciatore sono professioni al di fuori della nostra portata e che occorre portare a casa la pagnotta, meglio di niente. Sono alla soglia della prima assunzione: momento in cui, per ovvie ragioni, mi tiro indietro.

Ed ecco infine il temibile call-center
Un’altra agenzia, la OpenJob di via Faruffini e altri lavori. Consegno il curriculum, sempre lo stesso, e attendo il colloquio, Dopo due giorni la chiamata. Lavori a mio disposizione, se voglio, ce ne sono due. Portinaio in un’azienda nel Milanese, disponibilità a lavorare su turni prevalentemente notturni con grande flessibilità, esperienza minima nel campo della sicurezza. Stipendio base 900 euro netti mensili, contratto a progetto da concordare direttamente con la ditta. La quale, tra l’altro, ha molta fretta: i posti vacanti in questa qualifica sono quattro, da mesi il loro annuncio non trova nessun candidato. Non è male ma ecco che arriva l’altra proposta, vero spauracchio di ogni no global: i tanto famigerati call-center. Il posto di lavoro è a Castellanza, in provincia di Varese e l’azienda cerca giovani promotori per stand della Tim. Orari e giorni di lavoro sono concordabili, il contratto è a progetto e garantisce un minimo di 700 euro mensili più bonus e incentivi: nessuna esperienza richiesta e licenza media come unico titolo di studio. Tra i due scelgo il primo, mi dicono che attiveranno immediatamente il fascicolo: ovviamente sparisco e non mi vedono più ma in tre giorni avevo trovato due lavori più che dignitosi. Certo, non ci scambierei mai il mio lavoro reale ma in caso di necessità è meglio adattarsi e magari sfruttare l’occasione che il destino e la buona volontà ci mandano incontro oppure votarsi a san Precario?

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