Flop atletico (e educativo)

Di Zottola Amedeo
30 Agosto 2002
Agli Europei di atletica l’Italia ha raccolto poche medaglie e tante delusioni. Proposta per migliorare un sistema sportivo (e scolastico) che non aiuta i giovani

La disfatta della nostra Nazionale ai recenti Campionati Europei di Atletica Leggera svoltisi a Monaco di Baviera è un fatto di notevole gravità che spinge ad alcune considerazioni di carattere generale, essendo l’atletica leggera, con le sue specialità di lancio, salto, corsa veloce e di resistenza uno sport di interesse strategico e spia della bontà della organizzazione sportiva e della qualità motoria di una nazione. Che sia stata una disfatta è indubbio (vedi box a lato).

Siamo tutti delle schiappe?
Gli italiani non sono geneticamente predisposti all’attività di lancio, corsa e salto di elevata qualificazione tranne rare eccezioni. Tale ipotesi sarebbe tranquillizzante, ma ahimè per i nostri politici e dirigenti sportivi, non esiste nessuna ricerca scientifica che la avalli. Gli italiani, pur essendo predisposti all’attività atletica come tutti gli altri esseri umani appartenenti ad altri popoli, soffrono di un’organizzazione sportiva di base lacunosa che impedisce la scoperta e la valorizzazione dei talenti. L’atletica leggera che è lo sport, non più facile, ma più immediato da praticare a livello di base, perché richiede strutture limitate, viene praticata da pochissime persone. Quei pochi talenti che vengono scoperti sono mal supportati dalla Federazione che non idea e attua per loro dei piani pluriennali di crescita. L’organizzazione sportiva di base è carente perché l’attività giovanile è gestita dalla Federazione e non dal mondo della scuola a cui la Federazione dovrebbe fornire il supporto tecnico. Questo vale anche per tutti gli altri sport. Purtroppo, i segnali che provengono dal Ministero della Pubblica Istruzione in questo senso, sono tutt’altro che incoraggianti. I Giochi Sportivi Studenteschi, ex Giochi della Gioventù, sono, a 33 anni dalla loro istituzione, dei feticci inutili, doppioni di basso livello dei Campionati organizzati dalle Federazioni, che servono solo a occultare, agli occhi dei non addetti ai lavori, il livello penoso dello sport scolastico e a far credere che esista collaborazione fattiva e reale tra Federazioni e Scuola.

Una proposta a Moratti, Pescante e Petrucci
Attuare una riforma generale della scuola che riconosca la effettiva parità tra scuola statale e privata. Attuare una riforma congiunta della educazione fisica nella scuola e dello sport che faccia coincidere l’attività sportiva scolastica con quella federale fino al 15° anno di età dei ragazzi, finanziandola con una percentuale degli introiti delle scommesse e dei giochi tipo Lotto, etc.. Riqualificare gli insegnanti di educazione fisica, rendendoli protagonisti della sistematica ricerca dei talenti. Far svolgere, effettivamente, l’educazione motoria alle scuole elementari utilizzando gli insegnanti di educazione fisica a fianco delle maestre. Istituire banche dati provinciali, collegate tra loro attraverso Intranet, gestite dagli insegnanti di educazione fisica in collaborazione con le Federazioni, che accumulino informazioni relative ai risultati dei giovani dagli undici ai sedici anni, su una batteria di alcuni tests psicofisici, i cui protocolli siano attuabili con facilità ed attendibilità da Aosta a Lampedusa e che consentano di monitorare costantemente il livello dei ragazzi italiani e la loro eventuale evoluzione. Rilanciare l’impiantistica sportiva scolastica con opere sobrie ma funzionali. Eliminare tutte quelle pastoie burocratiche che impediscono il pieno utilizzo degli impianti comunali, tramite accordi tra scuole e enti locali.
Sarebbe una riforma che in dieci anni darebbe frutti straordinari sul piano agonistico e soprattutto eleverebbe enormemente le capacità motorie degli italiani. Signora Moratti, Dott. Petrucci, Dott. Pescante se davvero avete a cuore i giovani italiani e non il potere che dalla loro gestione deriva, parliamone!.

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