Fondi euroagricoltura: chi ci marcia
Quanto costerà il “morbo della mucca pazza” ai paesi dell’Unione Europea (UE), ancora non lo sa dire nessuno. Il 6 febbraio scorso il Governo italiano ha stanziato, con un decreto, 300 miliardi di lire (circa 155 milioni di euro) a compensazione dell’abbattimento di tutti i capi bovini sopra i 30 mesi di età e della caduta delle vendite di tutti gli altri: un pannicello caldo su una vasta ferita. Quel che invece si conosce per certo, è l’entità dei fondi che finanziano la PAC, la Politica Agricola Comunitaria che sovvenziona le produzioni di agricoltori e allevatori europei affinché possano resistere alla competizione dei prodotti agro-industriali del resto del mondo: 43,1 miliardi di euro, pari al 47 per cento dell’intero bilancio della UE. La ripartizione di questi fondi fra i 15 lascia più di una perplessità: gli aiuti sono proporzionati all’importanza “storica” della produzione agricola nei vari paesi, e solo in parte al basso reddito degli addetti. Assistiamo perciò al paradosso per cui la ricca Francia riceve la fetta più grossa della PAC (quasi 10 miliardi di ecu), superiore anche come quota pro capite a quelle di paesi come Spagna e Portogallo, certamente meno benestanti. L’Italia riceve un aiuto pro capite che è la metà di quello francese, un terzo di quello greco e di quello danese, un quinto di quello irlandese. Insomma, non proprio un modello di equità.
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