Fortunato rispiega alla Ida perché non è carino fare film soporiferi con i soldi degli altri. Ciavarro precisa di aver preso solo 1.737 mila euri dallo Stato e di aver rinunciato ad altri 516 mila

Ho avuto la tentazione di non rispondere alle solite calunnie, ma poi ha prevalso il mio carattere. Non ho mai permesso ad alcuno, per amore di giustizia e verità, di insultarmi e offendere la mia dignità di donna, di attrice e di produttrice. Cominciamo con questa superficiale analisi sui rientri dei film finanziati dallo Stato: bisogna fare delle distinzioni tra i film mai usciti perché improponibili, mediocri, e i film che hanno tutta la dignità di un’opera cinematografica ma che al botteghino non hanno funzionato per motivi diversi e forse complessi. Nella storia del nostro cinema e del cinema del mondo registi eccellenti hanno realizzato opere mirabili che a volte non hanno avuto nessun riscontro al botteghino (si vada a studiare chi sono i registi e quali sono le opere). Nel nostro paese, oggi, quando un film incassa diventa addirittura un evento, e la regola fissa degli incassi sono i film natalizi. E allora? Cosa ne dice gentile signore? Bisognerebbe avere il coraggio, l’attenzione, la capacità, l’intelligenza, la sensibilità e la cultura di approfondire una materia così complessa, parlare per esempio del contesto sociale in cui viviamo, parlare di regole e tutele per i lavoratori dello spettacolo, prima di sparare a zero in maniera confusa e da basso portierato su persone che operano nel settore da una vita intera, con risultati di eccellenza, con prestigiosi riconoscimenti internazionali e nazionali grazie ed esclusivamente ai meriti, al talento e alla passione che di certo non mi mancano. Se Lei fosse un giornalista degno di questo nome, prima di scrivere menzogne, Le sarebbe convenuto andare all’archivio del ministero e avrebbe verificato che: a) non ho mai preso 7 milioni di euro; b) per i due film in questione, Rosa Funzeca (1.546.788,41 euro) e L’educazione fisica delle fanciulle (Mine Ha-Ha) (2.851.883,00 euro ), sono stati concessi i finanziamenti dalla commissione nominata dall’allora ministro Melandri. Tengo a precisare (ed è solo questo che Le interessa) che nei quattro anni che il professor Giuliano Urbani è stato al ministero non ho mai presentato un film. Ho aspettato per presentare il terzo film e quando l’ho fatto c’era un altro ministro. Parlo di quello che lei definisce «soporifero», Hotel Meina di Carlo Lizzani, che a Venezia ha avuto 12 minuti di applausi. Come vede Lei mi ha collocato in un calderone approssimativo e volgare. Che tristezza assistere al precipitoso decadimento in tutti i settori vitali del nostro paese come, per esempio, la stampa, troppo spesso rappresentata così mediocremente con notiziole e menzogne di quart’ordine.
N.B. Sempre per essere precisa e puntuale La informo che abbiamo vinto una causa in merito ai finanziamenti di cui Lei oggi mi sta accusando.
Ida Di Benedetto

Gentile signora Di Benedetto, lei sostiene di non aver «mai preso 7 milioni di euro» come finanziamento per la produzione dei suoi film. È falso. La sua Titania Produzioni infatti ha ricevuto dallo Stato 7.207.986 euro, per un incasso complessivo di 404.274 euro, così suddivisi: 1.546.788 euro di finanziamento per Rosa Funzeca (incasso: 71.053 euro), 934.198 euro per La damigella d’onore (incasso: 217.775 euro), 2.852.000 euro per L’educazione fisica delle fanciulle (incasso: 115.446 euro), 1.875.000 euro per Hotel Meina (in uscita). Questi numeri provengono dalle relazioni annuali del Fus (Fondo unico dello Spettacolo) e dalla banca dati di Cinetel. E del resto i dati contenuti nell’articolo di Tempi sono già stati pubblicati dalla rivista Box Office (Speciale 10 Anni, dicembre 2006) e dal sito SherpaTv.it.
Lei sostiene poi che per i due film Rosa Funzeca di Aurelio Grimaldi e L’educazione fisica delle fanciulle (Mine Ha-Ha) di John Irvin sono stati concessi i finanziamenti «dalla commissione nominata dall’allora ministro Melandri». Le delibere che riguardano il film di Grimaldi, però, sono del 25 giugno 2001 e del 6 dicembre 2001. Perciò è vero che le commissioni erano quelle nominate da Giovanna Melandri, ma il finanziamento è stato erogato sotto la responsabilità del di lei successore Giuliano Urbani. Nel caso dell’opera di Irvin, poi, si tenga presente che il ministro Urbani ha rinnovato le commissioni per il cinema il 1° ottobre 2002. Se è vero perciò che L’educazione fisica delle fanciulle è stato riconosciuto film di interesse culturale nazionale dalla commissione consultiva per il cinema il 22 marzo 2002 (cioè quando ancora erano in vigore le nomine volute dalla Melandri), è altrettanto vero che il via libera dalla commissione per il credito cinematografico (quella che riconosce il finanziamento) è arrivato il 28 febbraio 2003, quando le commissioni nominate da Urbani erano già insediate.
Nella sua lettera lei afferma inoltre di aver voluto aspettare a presentare Hotel Meina e che quando lo ha fatto al ministero dei Beni e delle attività culturali (Mibac) c’era un ministro diverso da Urbani. Però  a noi risulta che in effetti Hotel Meina ha avuto il via libera al finanziamento nella seduta della commissione del 28 settembre 2005, quando Urbani era già stato sostituito da Rocco Buttiglione, ma nel novembre 2004 – è il Periodico d’informazione del Mibac a dirlo – era già tra i titoli che chiedevano il riconoscimento dell’interesse culturale nazionale, e allora Urbani era ancora ministro.
Infine, sempre per quanto riguarda il «soporifero» Hotel Meina «che a Venezia ha avuto 12 minuti di applausi», ribadisco: il film mi ha fatto letteralmente addormentare, quindi l’ho trovato soporifero. E comunque è la mia esperienza a insegnarmi che purtroppo spesso non bastano 12 minuti di applausi a un festival per decretare il successo economico di un film. In questo caso staremo a vedere.

Ho letto con grande attenzione l’interessante inchiesta di Simone Fortunato sui finanziamenti pubblici per il cinema erogati dal ministero dei Beni culturali, pubblicata da Tempi l’11 ottobre 2007. Anche se, purtroppo, non posseggo sufficienti strumenti per appurare la veridicità di quanto in essa affermato, soprattutto in merito al presunto utilizzo distorto da parte di alcune società delle risorse che lo Stato mette a disposizione del cinema, so invece per certo che la società Dharma 3, di cui sono socio e amministratore unico dal 2001, anno in cui è stata costituita, ha fin qui usufruito di due soli finanziamenti, e non quattro, per la produzione. Il primo, di euro 1.037.000, per il film Uomini e donne, amori e bugie diretto da Eleonora Giorgi nel 2002, il secondo, di euro 700.000, per il film Agente matrimoniale di Christian Bisceglia, nel 2005. La Dharma 3, pur avendo ottenuto sempre nel 2005 un finanziamento di euro 516.000 per il film Beats di Alfredo Covelli, vi ha spontaneamente rinunciato poiché non ha ritenuto di realizzarne la produzione a causa di problemi e incomprensioni con il giovane autore sorti in fase di pre-preparazione. Come si vede quindi, diversamente da quanto sostenuto nell’articolo, i finanziamenti percepiti dalla Dharma 3 riguardano solo due film e ammontano in totale a euro 1.737.000, una cifra di 763.000 euro inferiore a quella segnalata nell’inchiesta. Che i film poi non abbiano ottenuto al botteghino il riscontro positivo che ci aspettavamo è purtroppo altro discorso, strettamente legato, come è risaputo, alle decisioni della grande distribuzione, che spesso tende a sacrificare i prodotti italiani low budget a favore di altre cinematografie, limitandosi a stamparne poche decine di copie per poi “spalmarle” malamente, per pochi giorni, sul territorio nazionale. Il che non permette certamente a una produzione “giovane” come quella che amministro di ricavare guadagni, né tantomeno di sottrarre somme agli esigui budget con i quali con grande dignità e passione cerca di realizzare prodotti rifiniti e professionali. Anzi, i soci hanno in più di un’occasione riversato risorse e somme personali nella società per far fronte a sopraggiunte esigenze economiche necessarie alla realizzazione dei due film, come è facilmente verificabile dai libri contabili, e la stessa società ha restituito al ministero la somma di euro 175.000 per il finanziamento relativo al film di Eleonora Giorgi come previsto dalla legge, senza contare le centinaia di migliaia di euro rientrati nelle casse dello Stato come contributi previdenziali, Iva e Irpef regolarmente versati. Da ultimo, alcune informazioni: Uomini e donne, amori e bugie non è stato disprezzato dai critici perché inserito nella cinquina dei candidati ai Nastri d’Argento assegnati dal sindacato critici cinematografici per la migliore opera prima, e non è stato snobbato dal pubblico in quanto ha fatto riscontrare il migliore ascolto nella sua fascia oraria durante la messa in onda tv, su Rai 1 il 28 luglio 2005; mentre Agente matrimoniale, che ha vinto nel 2006/7 il premio per la migliore opera prima ai festival di Annecy, Montecarlo e Monse, per la migliore sceneggiatura, al Baff film festival, non ha ancora completato il suo iter distributivo. Dopo il recente passaggio nelle sale cinematografiche è infatti prevista l’uscita nazionale del dvd il 7 novembre, e il successivo passaggio tv. Definirlo quindi un flop prima ancora che sia completato il suo sfruttamento è quantomeno lesivo delle sue possibilità. Le dichiarazioni contenute nell’inchiesta pubblicata da Tempi sono dunque inesatte e gravemente lesive dell’immagine professionale della Società che amministro. Grazie e cordiali saluti.
Massimo Ciavarro

Gentile signor Ciavarro, apprendo da lei (perché la cosa non risulta da alcun documento ufficiale) che la Dharma 3 ha spontaneamente rinunciato al finanziamento statale concessole per Beats di Alfredo Covelli. E quanto alle difficoltà che incontrano le produzioni cinematografiche “giovani” in Italia concordo con lei. Rimane comunque il dato impietoso di 47.464 euro di incasso per Uomini e donne, amori e bugie. Che peraltro non è piaciuto anche a molta parte della critica. Lei ricorda che quel film invece «non è stato disprezzato dai critici perché inserito nella cinquina dei candidati ai Nastri d’Argento». Questo è vero. Ma la critica non è stata unanime. Ecco, per esempio, il commento del settimanale specializzato Film TV: «Un’ora e mezza di stereotipi travestiti da personaggi, attori pietrificati che recitano banalità, bambini da spot delle merendine, voci over alla Muccino e tirate protofemministe. La regia è perfino inferiore alla media televisiva, la ricostruzione d’epoca assai trasandata (se non ci fossero le sigle dei Tg, non capiremmo mai in che epoca siamo). Volendo, si ride un po’ nel finale con Muti e consorte truccati da vecchi, e in una scena di molestia sessuale al ralenty. Produce Massimo Ciavarro, musiche dello scrittore Andrea De Carlo: nessuno in questo film che faccia il proprio mestiere. Finanzia lo Stato, con i fondi dell’articolo 8 per gli esordienti». La media voto dei critici della testata (Mauro Gervasini, Alberto Crespi, Emiliano Morreale, Enrico Magrelli) è 2,5 su 10. Anche in questo caso, evidentemente, non bastano nomination, premi e riconoscimenti per fare di un film un successo.

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