Forza Galli

Di Esposito Francesco
31 Maggio 2000
Il Papa e i segreti di Fatima

Il Papa, il terzo segreto di Fatima e la ragione laica. Un dibattito lanciato dal Corriere della Sera con un editoriale di Ernesto Galli Della Loggia (“Un secolo contro Dio”, domenica 14) e che ha gettato nello scompiglio ambienti culturali italiani che pure affettano ascendenze volterriane. Sottolineando “la dimensione per noi quasi perduta della profezia”, Galli Della Loggia ha osservato come “quello che ci è stato svelato col terzo segreto di Fatima è riassumibile precisamente nella lotta tra la Profezia religiosa e l’Utopia dei colti che ha avuto come teatro la storia del Novecento”, e in particolare “nell’annunciata lotta dei sistemi atei contro il popolo cristiano e i suoi pastori… Chi vorrà negare, oggi, che quella lotta ci sia effettivamente stata? E che a condurla con crudeltà smisurata sia stata innanzitutto l’utopia comunista?”. Concludendo: “Non è solo il comunismo, a me pare, che viene oggi chiamato a rispondere. In realtà, in ogni progetto d’ateismo militante, in ogni utopia pan-umanistica, si è annidata una potenzialità persecutoria e alla fine inevitabilmente omicida…”. La risposta è arrivata dalle colonne de La Stampa, con Gian Enrico Rusconi, Gianni Vattimo e Fabrizio Rondolino. Il primo, timoroso per le sorti della cultura laica, ha lamentato l’“irruzione senza ritegno nei commenti giornalistici di termini quali profezia, sacrificio, mistero, miracolo… la disinvoltura con cui commentatori – persino storici professionali e di cultura laica – hanno accettato quest’ottica, quasi fosse l’interpretazione autentica del Novecento”. Secolo che – ricorda Rusconi – ha visto una “disimmetria di atteggiamento della Chiesa verso i due totalitarismi rosso e nero… fino alle pesanti compromissioni con i regimi fascisti”. Anche l’ex portavoce di D’alema, Fabrizio Rondolino, vede in Galli Della Loggia un atteggiamento che “liquida la storia intellettuale europea degli ultimi tre secoli come un imperdonabile sbaglio, una svista o peggio un peccato”. Si demonizza infatti la possibilità dell’uomo “di costruire con la forza della propria ragione un mondo migliore” dando spazio a miracoli e profezie, che “appartengono all’aspetto popolare, umile e superstizioso della devozione”, cui non dovrebbe venire riconosciuta neppure la possibilità d’esistere. Anzi, è inconcepibile anche parlarne “come se si trattasse non di un fenomeno culturale o di costume, ma di un fatto oggettivo”. Gianni Vattimo è “uno dei molti delusi dal terzo segreto di Fatima”: invece dell’Armageddon, “notizie banali” e “miracoli” a uso e consumo dei superstiziosi. Ma a un miracolo, sottolinea il filosofo, è legittimo credere “solo se si crede senza vedere”, cioè senza bisogno di segni esterni. Non sarà un caso se il Foglio di Giuliano Ferrara ha parlato nel suo editoriale di martedì 16 di un “logoramento della cultura razionalista”. Lo stesso giorno dell’editoriale di Eugenio Scalfari “I misteri del Papa, le risposte dei laici”, dove il bel crine di Repubblica prima condanna “il processo di auto-santificazione di Giovanni Paolo II, il prediletto di Maria” e la “spettacolarizzazione idolatrica della religione”, e poi dispensa, come di consueto, perle di saggezza al lettore. “Potete voi affermare che il mistero non esiste?… Sarebbe come chiedere a un cavallo o a una mosca o a una scimmia quale sia il confine tra bene e male… la domanda sarebbe priva di senso come lo è quella rivolta agli uomini sul mistero”. E siccome per Scalfari “destino” è solo sinonimo di “fatalità” e dunque egli sembra ignorare ogni altra accezione che del problema (inteso come ricerca di significato ultimo della realtà) hanno espresso nei secoli l’arte, la filosofia, la letteratura, la storia e la letteratura umana, anche a questo riguardo il fondatore di Repubblica espone un’obiezione straordinaria: “Quella formica fu schiacciata dal mio piede, ma l’altra no. Fu destino?”.

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