In Francia gli innovatori stanno a destra, in Italia, invece, da nessuna parte
In Francia la destra è divenuta innovatrice, la sinistra conservatrice. La prima vuole cambiare il paese, la seconda vuole conservarlo. Centrodestra e centrosinistra in Italia fanno uso politico della vittoria di Sarkozy nelle presidenziali francesi come se la politica francese fosse la continuazione di quella italiana. È un gioco tanto inevitabile quanto inutile. Eppure non mancano le ragioni di una lezione possibile per ambedue gli schieramenti nostrani. Questo scambio radicale di ruoli tra destra e sinistra è già accaduto una prima volta con la vittoria della Thatcher in Gran Bretagna nel 1979. Ma il pianeta anglosassone era culturalmente lontano. La Francia latina no, parla di noi.
Per i cittadini che vanno a votare, l’inversione dei ruoli non è un problema: muovono dalla proprie domande, si dirigono verso le risposte ritenute più convincenti. Problema lo diventa per il ceto politico di centrosinistra, che da anni arranca sul sentiero dell’innovazione, e per il centrodestra, che alla prova del governo si è mostrato al di sotto delle proprie promesse. La sinistra ha elaborato molte formule suggestive, negli ultimi vent’anni, a partire dalla morte di Berlinguer, per segnalare la nuova strada: la sinistra europea, il socialismo europeo, il socialismo democratico, il socialismo liberale eccetera. Non sono approdate a nulla. Si è pervenuti ad un mix di neostatalismo interventista, egualitarismo ideologico, ecologismo, antiamericanismo, multiculturalismo, nel quale si mischiano i detriti del socialismo antico, la new age di un pensiero fatuo e una tavola laica di valori senza radici. Questa ideologia copre gli interessi di quella che Luca Ricolfi definisce “la prima società” – pensionati, dipendenti pubblici, operai e impiegati delle grandi imprese – e li connette in un blocco con il sistema bancario e con l’informazione. È la traduzione italiana dell’azione di governo del centrosinistra, è la descrizione leggermente peggiorativa del programma di governo di Ségolène Royal. I prodromi di quella inversione fatale si sono già registrati in Italia con la vittoria di Berlusconi nel 1994 e nel 2001. La fortuna del centrosinistra è che Berlusconi, si sa, non è Sarkozy. Il suo programma di innovazione si è suicidato negli anni 2001-’06, la legge elettorale Calderoli ne costituisce il suggello. La Seconda repubblica ci riconsegna una sinistra conservatrice e una destra incoerente, incapace di tenere saldamente in mano la leva dell’innovazione.
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