Freud centocinquant’anni (e sentirli tutti)
Sigmund Freud nacque il 9 maggio del 1856, l’anno in cui Wagner terminava “La Valchiria”, il capolavoro che drammatizzando i sogni e l’incesto avrebbe ammaliato il futuro padre della psicoanalisi. Il filosofo Roger Scruton, virtuosista inglese, banditore della classicità europea e autore di una decina di classici della filosofia contemporanea, oltreché di un’orazione funebre «per onorare i morti e incoraggiare i sopravvissuti» (England. An Elegy), sul settimanale inglese The Spectator ha scritto una delle più affascinanti stroncature di quel «sacerdote della manipolazione, ossessionato dal sesso e nemico spietato del genere femminile» che fu il genio della psicoanalisi. Un anniversario è sempre l’occasione per riflettere sul suo significato ultimo: nel caso di Freud, sul desiderio e la sua moralità, e sulla profanazione di entrambi attraverso «un sentimentalismo in guerra con la realtà».
Giudicato dal New Yorker il più influente filosofo al mondo, patrono delle cause perse dal Guardian, prosatore fra i più eleganti della cultura anglosassone, il wagneriano Scruton, che ai primi di giugno sarà in Italia per un incontro organizzato da Tempi, sostiene che Freud, oltre ad aver reso il linguaggio e la ragione trasparenti a se stesse e dunque inutili, ha logorato la più antica emozione umana, il senso del tabù, arrivando a concludere che «ciò che è proibito è anche desiderato. E l’orrore è necessario perché il desiderio è grande». Ma un vero scienziato, osserva Scruton, «avrebbe tratto la conclusione opposta: l’incesto è circondato dall’orrore non perché lo desideriamo, ma perché non lo desideriamo. L’incesto mina le relazioni sulle quali è costruita la casa», e le comunità che lo permettono «pagano un prezzo genetico. L’orrore c’è perché le società che non lo hanno sono tutte morte». Perciò, riletta in questa luce, «la storia freudiana è una fiction», altro che disincanto: «Invece di leggere la sessualità infantile nella direzione della sua matura realizzazione nel desiderio adulto, Freud legge il desiderio adulto all’indietro, come solleticamento naïf del bambino».
Scruton, che contro i freudiani sostiene da sempre che «la vera educazione sessuale consiste nell’educazione al pudore», già nel 2001 sul Sunday Times scriveva che «le teorie di Freud sono una vendetta contro l’umanità ordinaria. Non vuoi andare a letto con tua madre perché lo vuoi; non vuoi uccidere tuo padre perché lo vuoi; non vuoi stuprare, rubare e uccidere perché lo vuoi. Solo il meccanismo della “repressione” previene la verità dal mostrarsi. E forse danneggiamo noi stessi reprimendo le cose. Forse dovremmo liberarci da tutti i vecchi tabù e inibizioni e diventeremo ciò che siamo». Secondo Scruton, Freud ha introdotto «una sorta di pedofilia vicaria» che ci impone di «vedere i nostri figli come esseri sessuali, che fin dal primo momento della coscienza sarebbero impegnati nelle strategie della seduzione. L’amore personale è stato sostituito da una ossessione mentale per i genitali».
l’abrogazione del matrimonio
Insomma, per Scruton, il pensiero di Freud, ormai trasformato in «una nuova ortodossia», è diventato una piaga sociale. Prima dei «guru della liberazione sessuale», gli uomini si rivolgevano alla religione, all’arte e al senso comune per dare un significato alla morale sessuale, «pensavano che lo scopo dell’educazione morale fosse quello di ritardare l’attività sessuale fino all’età in cui potesse essere integrata in una vita responsabile. L’intenzione era di unire il desiderio sessuale all’amore adulto e farne una grande scelta esistenziale che si chiama matrimonio». Da Freud in poi, invece, «al posto dell’integrazione abbiamo la disintegrazione e al posto di un desiderio maturo fra adulti l’ossessione genitale». Una sostituzione gravissima, perché il matrimonio secondo Scruton è la strada che permette all’uomo di «tornare a confrontarsi con la fragilità e la dipendenza. È l’intrusione nel mondo umano di obblighi che non possono essere frutto della scelta, ma che richiamano a un significato trascendente».
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