Fronte del Porto(franco)

Di Emanuele Boffi
22 Maggio 2003
«Ma non chiamatelo doposcuola»

«Ma non chiamatelo doposcuola» dice Alberto Bonfanti. “Portofranco” è un centro di aiuto allo studio per alunni delle scuole medie superiori. Ma non è un doposcuola perché «non vogliamo controllare lo studio – prosegue Alberto, il responsabile – ma motivarlo e sostenerlo attraverso un rapporto personale». Viale Papiniano, centro di Milano, in vecchie aule dismesse della scuola Galileo Ferraris, «fu qui che nel novembre del 2000 ci venne l’idea di creare “Portofranco”. Viviamo oggi grazie all’opera gratuita di 30 insegnanti, molti già in pensione, e un centinaio di studenti universitari che aiutano i ragazzi a racapezzarsi davanti alle “sudate carte”». Rapporto studente/docente: uno a uno («soprattutto per i più “difficili”» precisa Alberto); aula computer; aula studio di gruppo; attività culturali di ogni tipo (dal cinema a incontri su fatti di cronaca); una “clientela” che tende ad aumentare di giorno in giorno. «Con il passaparola a scuola e grazie a una circolare inviata dal Provveditorato, di facce nuove se ne vedono ogni pomeriggio». Quanto costa? «Tutto gratis». Frequentato soprattutto da ragazzi dei primi due anni, “Portofranco” sta diventando «la scuola di italiano per molti ragazzi stranieri che frequentano i nostri istituti». Nella Milano dei concerti leoncavallini e dei centri d’aggregazione comunali dove ci si diverte ma non si studia, ecco un’opera utile, gratuita e intelligente. Serve spiegare altro? Chi ha orecchi (e euro) per intendere, intenda. E. B.

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