Fulmini sciiti su Moqtada al Sadr

Di Rodolfo Casadei
15 Aprile 2004
Hamid Al Bayati, già rappresentante in Europa dello Sciri, il Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Irak

Hamid Al Bayati, già rappresentante in Europa dello Sciri, il Consiglio supremo per la rivoluzione islamica in Irak, è viceministro per gli Affari esteri nel Consiglio di governo provvisorio dell’Irak. Lo Sciri è la principale forza politica fra gli sciiti irakeni, e deriva la sua legittimità da una lunga tradizione di lotta armata negli anni del regime di Saddam Hussein. In passato è stato apertamente sostenuto dall’Iran, mentre oggi i rapporti sono più ambigui per via della sua partecipazione al processo di transizione in Irak e per via dei conflitti interni alla leadership iraniana. Al Bayati ha accettato di rilasciarci una telegrafica intervista sui recenti drammatici avvenimenti in Irak.

Ministro Bayati, tutti siamo molto preoccupati per le recenti violenze in Irak. Siamo di fronte ad una rivolta popolare contro l’occupazione militare o ad un complotto di estremisti per sabotare una transizione politica pacifica?
Non si tratta certamente di una rivolta del popolo irakeno nel suo insieme. Si tratta di un’insurrezione da parte di un gruppo, anzi di vari gruppi minori, che sono minoritari anche all’interno delle loro comunità di riferimento.

Dunque lei è d’accordo che la rivolta è opera di estremisti?
È l’azione di gruppi minoritari che cercano di accreditarsi politicamente. La coalizione ha sbagliato reagendo con un uso della forza sproporzionato, che ha coinvolto civili innocenti. Questi gruppi non rappresentano per noi un problema, mi creda.

C’è stato un uso eccessivo della forza da parte delle truppe della coalizione?
Sì, se andiamo a guardare dentro agli ospedali, troviamo troppi morti e feriti fra i civili. Si potevano e si dovevano usare mezzi diversi da quelli militari per mettere fine ai disordini.

Qual è la definizione giusta per Moqtada Al Sadr? Un patriota, un criminale colpevole di omicidio o un sobillatore?
Non saprei. Le forze della coalizione dicono che è in corso un’inchiesta giudiziaria su di lui, circa le sue responsabilità nell’uccisione di Abdul Majid Khoei (un religioso sciita considerato filo-americano, ndr). Una cosa è certa: per noi sciiti lui è molto diverso da suo padre, un personaggio molto noto e molto più autorevole dal punto di vista religioso. Lui sta sfruttando la reputazione di suo padre. Noi non vogliamo essere coinvolti in questo scontro; per adesso si tratta solo di un’indagine, che potrebbe sfociare in un eventuale arresto. Dicono che sia complice di un omicidio, ma può essere colpevole così come potrebbe essere innocente, bisogna aspettare la fine dell’inchiesta per dirlo. Nel frattempo, non voglio accusare nessuno.
Osservatori americani denunciano un coinvolgimento dell’Iran nelle recenti violenze delle milizie di Moqtada Al Sadr. Hanno ragione o sbagliano?
A dire la verità non so se l’Iran sia coinvolto oppure no. Alcuni occidentali accusano l’Iran di interferenza negli affari irakeni, ma vorremmo vedere le prove di questo coinvolgimento, che finora non ci sono state mostrate.

Pensa che il potere sarà trasferito come previsto ad un governo di transizione irakeno dal 30 giugno prossimo, oppure ci sarà un rinvio?
No, non ci sarà nessun rinvio, il potere sarà trasferito agli irakeni il 30 giugno.

Quali sono le condizioni politiche da adempiere per porre fine alle violenze in tutto l’Irak?
Penso che dovremmo gestire le tensioni in modo pacifico. Se possiamo, la cosa migliore è l’approccio non violento. Deve esserci qualche forma di negoziato e trattativa diplomatica per vedere se è possibile evitare ogni genere di conflitto e ogni genere di scontro. Possiamo disinnescare il conflitto con mezzi pacifici.

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