Galan, il riformista guascone
Venezia. Salotto presidenziale di Palazzo Balbi, sede della giunta regionale. Presidente, dicono che sia un bon vivant e, chiosano i maligni, anche un lavoratore atipico. «Scusi, in che senso dicono che sarei un lavoratore atipico?». Nel senso che, dicono, lei preferirebbe la barca e le battute di pesca d’altura alla dura routine dell’amministrazione. «Amo il mare, amo pescare. Che male c’è?». Non fa una piega il guascone che siede sulla poltrona di Governatore della Regione Veneto. Pensate, non trema nemmeno all’evocazione del Quarto Potere (che anche in Veneto, buon specchio dell’Italia, è tutto fuor che filogovernativo; e dove, tanto per dirne una, oltre alla crisi dello storico Gazzettino – crisi causata vuoi dalla baruffa Benetton-Caltagirone, il primo editore attuale, il secondo editore entrante; vuoi per l’aggressivo Corriere della Sera – si registra la penetrazione massiccia della catena ex-post-neo comunista financial-zapateriana dell’Editoriale Repubblica-Espresso, che sta facendo man bassa di giornali locali).
«In realtà poi la gente, specie quando si tratta di casa propria, vede le cose come stanno e ragiona con la propria testa. Devo dire che anche per le politiche del 2006 resto fiducioso. Non sono sicuro che, con tutti i limiti inerenti alla vischiosità della politica romana, la gente non abbia riconosciuto nel governo Berlusconi una bella novità riformatrice. L’opposizione ha fatto, sta facendo e farà di tutto per mettersi di traverso e dare un’immagine sfascista dell’Italia. Ma non sono sicuro che l’Unione non si farà male continuando a cavalcare massimalismi e moti di piazza». In effetti ci sarà pure un motivo se nel disastro elettorale che sono state le amministrative per la Cdl, Giancarlo Galan è al suo terzo mandato di Governatore, dopo aver battuto illustri guru della politica nazionale, come Massimo Cacciari ieri (nelle regionali del 2000) e, qualche mese fa, l’imprenditore orologiaio (noto anche per la produzione non proprio ecologicamente corretta di cinturini in coccodrillo), il diessino Massimo Carraro.
SIAMO NOI I BLAIRIANI
«Noi sosteniamo tutte le politiche al servizio della famiglia e della persona». Il credo politico della giunta Galan è tutto qui. «Se ho un rimprovero da fare al governo Berlusconi? Il non aver concluso la giustissima e attesissima devoluzione con il tassello, cruciale per il completamento della riforma, del federalismo fiscale. Ma non è un dramma. Berlusconi lo farà nella prossima legislatura». I tagli della Finanziaria? «Severi, ma giusti. Vediamo bene anche noi gli sprechi nelle amministrazioni pubbliche. Tremonti ha fatto bene a tagliare». In effetti la Regione del Veneto vanta record di tutto rispetto. I giovani? «Siamo stati i primi ad aver introdotto il buono scuola». La famiglia? «Siamo stati i primi a sostenere le famiglie con anziani a carico stanziando sussidi per le badanti. In questo modo si svuotano le case di riposo e gli anziani tornano a casa, dove possono ricevere più cura e più attenzione da parte dei loro cari».
La sanità? «Siamo stati i primi a razionalizzare il sistema della sanità pubblica e a creare strutture di eccellenza, come il polo di Mestre, in una regione che fino a qualche anno fa aveva un modello sanitario vecchio e costosissimo, quello austriaco dell’imperial regio governo rafforzato in epoca democristiana dell'”ogni campanile un ospedale”. Senza la nostra riforma si sarebbe dovuto continuare a destinare quasi due terzi dell’intero budget regionale alla spesa per la sanità, al resto solo gli spiccioli». La stella polare della filosofia di Galan? «Il bene comune. Però, attenzione. Noi siamo liberali, non intendiamo per bene comune ciò che intende la sinistra, e cioè il traguardo di una politica condotta da una casta di intellettuali, da un’avanguardia di presunti illuminati, giacché, secondo la sinistra, il popolo non sarebbe in grado di comprendere cosa sia l’autentico bene comune. Non intendevano forse questo lorsignori quando parlavano del Nordest con disprezzo e associavano il popolo delle partite Iva a quello degli speculatori e degli evasori fiscali? Noi invece pensiamo che la politica debba servire il bene comune in quanto esito del lavoro e della libera iniziativa delle persone e dei corpi sociali». Però anche a sinistra i riformisti dicono cose simili. «Sì, certo, i cosiddetti riformisti della sinistra dicono cose simili sul Riformista o in certi editoriali e interviste da professorini della London School su grandi giornali e talk-show televisivi. Poi, però, quando si passa ai fatti, guardi cosa è successo dentro e fuori il Parlamento in occasione della riforma Moratti. Si capisce che la realtà è proprio diversa dalle intenzioni. Dove stia di casa il riformismo a sinistra lo vediamo tutti i giorni, anche qui in Veneto. Sono avversari delle grandi opere, mettono in discussione il primato della famiglia, sospettano della libera iniziativa delle persone, rallentano la crescita delle imprese e credono soltanto in uno Stato dirigista e centralizzatore, cioè il loro Stato. La sinistra è, di fatto, la più imponente forza di conservazione che ci sia oggi in Italia. Altro che Blair».
MA CHE SCRIVONO GLI INTELLETTUALI?
Diceva che in Veneto la sinistra osteggia il riformismo, ad esempio? «Sì, ad esempio in Veneto la stessa sinistra che a Roma tuona contro la devolution, qui sostiene i referendum di piccoli comuni che vorrebbero staccarsi dalla nostra regione per entrare in Trentino o in Friuli, cioè in regioni dove la devolution è stata realizzata, per “statuto speciale”». Diceva che anche sulle grandi opere continuate ad avere seri problemi con l’opposizione. Di nuovo, esemplifichi. «Esemplifichiamo. E cominciamo col ricordare che il Veneto non soltanto non ha mai ricevuto tante risorse come quelle che siamo riusciti ad ottenere noi da questo governo. Ma gli ha anche spesi, i soldi, e spesi non per fare clientele e assistenzialismo, ma per fare sviluppo e impresa sul territorio. Provate ad andare in Emilia, in Umbria o in Toscana, che sono in cima alle classifiche storiche delle economie assistite dallo Stato. Cosa ci raccontano i giornali oltre che dei costumati e coloriti raduni no global di Bologna e di Firenze, o delle manifestazioni per la pace di Assisi? Che ci dicono dell’E45 fra Orte e Perugia? Chi denuncia lo stato indecoroso della viabilità in quelle regioni? E perché non parlare del silenzio calato sulla variante di valico tra Bologna e Firenze, che si sta realizzando a tappe forzate, quando solo ieri i governi di centro-sinistra si dichiaravano impotenti di fronte alle pretese degli ambientalisti rosso-verdi contrari a quell’opera? Prenda il Passante di Mestre o la Pedemontana. Prima le hanno osteggiate in tutti i modi, in sede giudiziaria, Tar, con procedure di infrazione avviate in sede di Commissione Europea. Adesso l’opposizione ci rimprovera di non rispettare i tempi di realizzazione. Prenda la storia dell’A28, la Pordenone-Sacile-Conegliano, bloccata dalla commissione del Via ministeriale, controllata dai rosso-verdi, perché “i cunicoli di passaggio per la piccola fauna terrestre non sono sufficienti”. L’ho scritto al solito editorialista malinformato: dove siete opinionisti dei grandi e piccoli giornali, compresi quelli diocesani, quando si tratta di battersi contro l’infame sottocultura politica che lega tra loro, contro le infrastrutture e i servizi, quasi tutto lo schieramento di centro-sinistra e le infinite insorgenze localistiche, municipaliste? è fatta così questa sinistra italiana. Come il lupo della famosa favola: se l’acqua del torrente è torbida, naturalmente è colpa dell’agnello».
Beh, non ci racconterà la favola che voi siete l’agnello. «No, ma ci vorrebbe un po’ più di equilibrio e di responsabilità da parte di chi si candida a governare. La vera opposizione si fa sui fatti, non sulla demagogia e strumentalizzando i bisogni della gente». E va bene, restiamo ai fatti. «I fatti dicono che il lombardo-veneto è la locomotiva di questo paese. è vero che abbiamo il problema della concorrenza con la Cina, dove non esiste democrazia, non esiste sindacato, ma esistono invece forme di pesante sfruttamento e di inquinamento dell’ambiente e del territorio di cui vediamo poi i riflessi drammatici proprio in questi giorni a proposito dell’influenza aviaria. Ma da dove volete che parta la sfida alla Cina se non dalla ricerca e dall’innovazione? E dove trovate in Italia regioni come il Veneto e la Lombardia all’avanguardia negli investimenti e nelle imprese in questi settori?».
CULTURA DELLA BELLEZZA
Adesso che la sinistra è servita, ci può dire qualcosa delle ragioni per cui lei divide con Formigoni il record di Governatore in carica da ben tre legislature? «Qualcosa lo abbiamo già detto parlando di politica sociale e sanitaria. Vogliamo parlare del Passante di Mestre, dei 350 milioni di euro investiti in cantieri già aperti, del Mose, del progetto di riqualificazione di Porto Marghera, e sarebbe facile continuare nell’elenco di cose fatte o già in cantiere? Ma vorrei anche ricordare che il Veneto è la prima regione per quanto riguarda l’utilizzo dei fondi comunitari europei. Vorrei ricordare che la novità portata da questa amministrazione è che abbiamo rinunciato a un Veneto senza progettualità. Per la prima volta c’è una giunta che ha scritto e sta per varare un programma regionale di sviluppo. Un programma in cui ci sono le linee fondamentali di un programma che un carissimo amico giornalista, un grande direttore del Gazzettino, l’inventore del mito del Nordest, Giorgio Lago, ci aiutò a scrivere negli ultimi mesi della sua vita. Il progetto di sviluppo per il “Terzo Veneto”».
Il Terzo Veneto? E cos’è? «Cerco di sintetizzare. C’è stato il Veneto dei pionieri, quello del dopoguerra, quello della grande sofferenza dovuta alla miseria e all’emigrazione. Questa è una regione che fino a quarant’anni fa, fino alla fine degli anni sessanta era paragonabile a una delle più povere delle regioni del sud. Abbiamo avuto un grande vantaggio, la vicinanza al resto d’Europa, certo. Ma poi il carattere e la qualità della nostra gente hanno fatto la differenza. Così, dalla fine degli anni Settanta e per il ventennio successivo abbiamo conosciuto il boom industriale e il conseguente benessere. è il famoso, e tanto disdegnato dalla sinistra, “Veneto delle partite Iva” e dei grandi primati in campo imprenditoriale. Il “Terzo Veneto” è un progetto su cui sto dialogando anche con il Patriarca di Venezia monsignor Angelo Scola e con il mondo cattolico più attento e avvertito. La nostra non dovrà essere una regione di eccellenza soltanto nelle infrastrutture, nella ricerca e nell’innovazione. Ciò che vorremmo costruire insieme alla nostra gente, è un’educazione del popolo che dia nuovo slancio e nuovo ancoraggio a un patrimonio culturale e ideale senza il quale non è possibile immaginare il futuro».
C’entra con il tema della «cultura della bellezza» di cui lei ha parlato nel suo intervento programmatico, c’entra con Venezia? «Venezia e non solo. Non c’è paese del Veneto che non abbia un patrimonio di centri storici affascinanti. Ma anche qui, prenda il caso della variante di Valdastico sud. Ci hanno scatenato addosso una tempesta giudiziaria e hanno gridato allo scandalo ambientale quando tutti sanno che abbiamo valorizzato un borgo, ville rinascimentali, un certo profilo paesaggistico collinare, e al tempo stesso abbiamo dotato il territorio delle infrastrutture indispensabili allo sviluppo della vita sociale ed economica di quel territorio. Noi chiamiamo queste cose “sviluppo sostenibile”. Non so se questo dice ancora qualcosa a certe associazioni ambientaliste che, come Italia Nostra, che non è più la gloriosa associazione delle origini, dei Cederna o della Teresa Foscari, sono trincerate nella pura e semplice politica di conservazione e di avversione ad ogni tipo di impresa e di sviluppo».
SE IL SIG. BATTISTELLA
Quanto a Venezia? «La scorsa estate ho fatto la battaglia, e continuo a farla, a proposito della Biennale che ha bisogno del nuovo palazzo del cinema, altrimenti c’è il caso che, oltre alla concorrenza romana, il festival di Venezia venga pure declassato. Ma anche a questo riguardo, dobbiamo o no sfruttare tutti i vantaggi del sistema ferroviario metropolitano regionale? Dobbiamo o no rivitalizzare il Lido di Venezia, che adesso non ha attrattive sotto il profilo imprenditoriale e turistico almeno per sei mesi l’anno? Bene, se davvero vogliamo pensare al futuro di Venezia noi non possiamo non mettere in campo un grande programma di interventi strutturali e infrastrutturali che siano sostenuti da finanza di progetto. A che mi serve la sub lagunare, ennesima grande opera osteggiata dalla sinistra veneziana? Mi serve per fare quello che tutti i veneti capiscono che è necessario fare: e cioè mettere Venezia in immediato rapporto col territorio circostante attraverso il sistema ferroviario metropolitano. Oltre che a liberarmi dall’imbuto dell’unico ponte oggi esistente – che basta un tamponamento a bloccare il traffico per ore – mi serve a fare in modo che, un domani, se il signor Battistella di Padova una sera vuole uscire e andare a sentire un concerto alla Fenice, oppure andare a vedere un film al Lido, non deve far altro che prendere la metropolitana e farsi scaricare a Venezia nel giro di venti minuti-mezz’ora».
C’è anche la cosiddetta Euroregione nel suo programma. Anche questa è progettualità di là da venire? «Guardi, insieme ai nostri partner regionali abbiamo appena firmato un testo a cui si oppongono solo certe feluche, forse perché sono rimaste un po’ ai tempi della Comunità economica del carbone e dell’acciaio. In questo testo sta scritto che il Veneto collaborerà sul piano delle infrastrutture, della sanità, del commercio e della ricerca scientifica con la Carinzia, il Friuli del mio amico ulivista Illy, la Slovenia e la Croazia. Il Veneto ha già una legge per valorizzare il patrimonio artistico e culturale in Istria e Dalmazia. Tutti sanno che sono di casa nella contea istriana e che molti istriani viaggiano e commerciano tra Trieste e Venezia. Insomma siamo diventati amici di popoli e amministrazioni pubbliche di un’area che ha vocazioni storiche, economiche e culturali comuni. Perciò Roma o non Roma noi l’Euroregione la faremo. E la faremo perché questa è l’Europa sentita dalla gente».
Che dire, prima del Governatore ci eravamo imbattuti sul serio con un certo signor Battistella, di nome Giacomo. Non di Padova, però, ma di Conegliano. Il quale ci ha detto – ed è forse questo l’augurio che bisognerebbe fare ad ogni governante – che sulla chiesa del suo paese sta scritto, «Quidquid agis prudenter agas et respice finem». Qualunque cosa tu faccia, falla con prudenza e guarda allo scopo.
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