‘GATTINI’ PALESTINESI
Dopo più di diciotto mesi non si è cavato un ragno dal buco. L’Ufficio europeo antifrodi, chiamato a dare spiegazioni dei milioni di euro trasferiti dall’Ue all’Autorità nazionale palestinese subito dopo gli accordi di Oslo, e poi spariti, anzi deviati nelle casseforti del terrorismo palestinese, non ha mantenuto nessuna delle sue promesse. L’impegno preso dall’Olaf era di presentare un rapporto definitivo entro il dicembre 2004. Ma non si è visto niente di niente. Anche i palestinesi ammettono più di quanto non dicano i presunti giudici europei, preoccupati in realtà di non disturbare i sonni dei politici di Bruxelles.
In uno dei primi incontri ufficiali del nuovo presidente palestinese Abu Mazen con i giornalisti e i dirigenti politici di Fatah, al nuovo leader è stata chiaramente indicata la necessità di «smantellare al più presto il governo perché molti dei suoi membri sono corrotti». Anche i palestinesi sanno perfettamente che la Banca mondiale è il nuovo intermediario per la vecchia e miope politica degli aiuti Ue, dal momento che i soldi passano ancora attraverso le stesse mani di prima. «Due anni dopo – scrive il mensile indipendente The Sprout -, i contribuenti europei potranno concludere che i leoni dell’Olaf sono in realtà dei gattini, allenati a leccare le mani dei burocrati che danno loro il latte».
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