GENITORI A PUNTI

Di Justin Mc Leod
14 Ottobre 2004
Frabboni colpisce ancora.

Frabboni colpisce ancora. Per i non addetti ai lavori forse è bene presentarlo. Franco Frabboni è il preside della facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna, e presidente dell’Istituto regionale per la ricerca educativa (Irre) dell’Emilia-Romagna. Da almeno trent’anni è una punta di diamante di tutta la pedagogia progressista italiana (la maggior parte delle idee “innovative” che hanno progressivamente sfasciato il nostro sistema di istruzione è partita dalla sua facoltà). Non contento di aver pesantemente contribuito alla devastazione della scuola, ora vuole estendere il suo nefasto influsso anche sulle famiglie. E ha proposto nientemeno – udite, udite! – che una patente a punti per i genitori. Sì, proprio come quella per l’auto: un bonus iniziale, e a ogni trasgressione un meno qualcosa. Per esempio: «Costringere con la forza a un’esperienza giudicata formativa: -5». E se me lo porto in montagna senza chiedere il suo parere? «Dare punizioni in seguito a disobbedienze: -4». Diavolo, e quando lo sbatteranno in galera per aver trasgredito la legge chi glielo spiega che nella vita è diverso? È un gioco-provocazione, dice lui. Ma non è divertente. A pensarci bene, è agghiacciante. Immaginate se la parte politica a cui Frabboni fa riferimento andasse al potere, e immaginate se la proposta diventasse legge. Riuscite a immaginare? Appena fai una cosa che non va, zàcchete, parte la denuncia (dei figli, o degli amici dei figli, o dei vicini…), e via un po’ di punti. L’Italia come l’Unione Sovietica dei tempi belli (nostalgia?), che venerava Pavlik Morozov, il ragazzino che aveva spedito i genitori in Siberia. E poi? Ci faranno i corsi per recuperare i punti persi, come per l’auto? Accanto alle scuole guida, le scuole di rieducazione parentale? E ai recidivi? Revoca della patente? In Svezia, già vent’anni fa – il caso non fece notizia, ne parlò solo Il Sabato – un giudice tolse una ragazzina di quattordici anni alla madre perché le diceva che non doveva andare a letto coi suoi compagni di scuola. Fantastico. Il sogno totalitario di Rousseau e di Pol Pot, l’umanità rinnovata tagliando via il legame fra le generazioni, finalmente realizzato. Senza spargimenti di sangue, per carità, una cosa pulita pulita. Uno scherzo.

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