Gent.ma Signora Veronica Lario,
non dubitiamo del fatto che in un momento come questo sia ben altro che la vanità a spingere un personaggio del suo calibro a muovere una serie di considerazioni più o meno sensate su quello che è l’evento dal quale può dipendere il futuro di una generazione.
Ciò non di meno esse ci appaiono poco opportune anche tenendo conto delle ripercussioni legate al suo ruolo di “first lady”. Ma tant’è. Si vede che dopo tanto silenzio, non ne poteva proprio più di dire la sua. Vede signora, noi saremmo fra quelli che lei individua un po’ come i cerchiobottisti. No alla guerra, ma sì all’America. Un colpo di qua, un colpo di là. Ma soprattutto, leggendo le sue reazioni alle osservazioni di don Luigi Giussani sul Corriere, ci sembra di essere fra quelli che hanno la colpa di non aderire al risveglio generale in questa primavera delle coscienze che è il pacifismo.
Vede, Signora Lario, il problema è che noi proprio non riusciamo a aderire a questo pacifismo. è una colossale operazione ideologica: un’astrazione in cui si perde di vista sia l’uomo sia la realtà. Ai pacifisti vien voglia di dire: crederemmo alla vostra pace e alle vostre piazze se trovassimo il senso della tragedia, la percezione della complessità nei rapporti fra gli stati, l’amarezza e la pena per i condizionamenti che, inevitabilmente, legano i loro rapporti. Non troviamo nessuno che si fermi pensoso di fronte a quel deficit di realtà che si chiama peccato originale, eppure è la realtà più documentata e ostinata della storia. Non sentiamo echeggiare il grido “liberaci dal male”. Non troviamo consapevolezza dell’io, di quella cosa grande che è il mistero dell’io, della domanda che ci accompagna e del tremore di affidarci a una risposta che non è in mano nostra. Come ha ricordato don Luigi Giussani sul Corriere della Sera il dramma non è che Stati Uniti e Irak vogliano entrambi avere ragione ma che non abbiano «un’educazione pari alla grandezza e alla profondità della lotta fra gli uomini».
Signora Lario, noi troviamo immensamente più realistico questo riconoscimento che esista una lotta fra gli uomini e che questa lotta abbia una sua grandezza e profondità così che se si vuole la pace altrettanto grande e profonda deve essere la cura. Lei che ne dice? Vede, noi stentiamo a credere alla volontà di pace che pende da tante finestre. Non giudichiamo dell’intenzione, ma quanta grossolanità, quanta pace da discount, da buttarci qualche cent e via. La semplificazione più grossolana di certo pacifismo non è dire no alla guerra (su questo come non si può non essere d’accordo?) ma identificare tutto il male e le colpe nell’Occidente e nell’America.
L’Occidente come capitalismo, sfruttamento, predazione, così che ognuno di noi se voglia fare qualcosa dovrebbe astenersene perché non farebbe altro che portare acqua al sistema di male in cui è immerso. Dunque, ciò che è stato impastato di cristianesimo è maledizione per il mondo?
In compenso siamo riusciti a trasformare il fondamentalismo islamico in una realtà di irredentisti a difesa del popolo. Invece è fatto di dittatori sanguinari che si arricchiscono, sono diventati banche, stati, sistema, lasciano nella fame i loro popoli e con la violenza vogliono imporre una visione diabolica dell’Islam e del mondo.
Nella sua lunga e articolata intervista su Micromega ci ha colpito questo suo salutare il movimento pacifista come il risveglio delle coscienze. Se non abbiamo capito male, questo il suo ragionamento: se io, come altri cinquecentomila, me ne sto solo nella mia camera carico di domande e disagio, rimango uno dei cinquecentomila a disagio. Ma se prendo e scendo in piazza con gli altri cinquecentomila, ecco che poi me ne torno a casa consapevole e certo. Signora Lario, vorremmo sommessamente dirle che solo nella matematica meno per meno da più. Nella vita è un’altra cosa: mettere insieme cinquecentomila disagi, fa solo un unico, immenso grande disagio.
A meno che, qualcuno, stia usando di cinquecentomila disagi per motivi tutti suoi. Ed è quello che ci auguriamo non stia accadendo al nostro popolo.
On. Maurizio Lupi, on. Mario Mauro, Lettera indirizzata alla Signora Veronica Lario e p.c. a Tempi, Milano, 17 marzo 2003
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