Ghada Jamsheer, l’avvocato delle donne sole in Bahrein

Di Colombo Valentina
07 Giugno 2007

Un giorno mentre si trova in tribunale, Ghada Jamsheer vede una donna disperata perché nella causa di divorzio le sono stati sottratti i figli. Lei stessa divorziata, ma con i figli con sé, decide di sostenere le donne discriminate dalla legge islamica. Nel 2002 fonda quindi a Manama, capitale del Bahrein, il Women’s Petition Committee. La sua strada è tutta in salita. Viene accusata e condotta in tribunale, infine scagionata, per supposto oltraggio a un giudice sharaitico. Ma lei non demorde e pubblica persino un libro dal titolo molto eloquente Il giustiziere e la vittima nei tribunali sharaitici, dove descrive senza mezzi termini i casi di cui si è occupata.
Di sé dice: «Mi considero una musulmana liberale, ma devo chiarire che appartengo a una famiglia sunnita, di modo da contraddire chi dice che in Bahrein solo gli sciiti lottano per i diritti umani e per la libertà». Non a caso uno dei suoi obiettivi è l’introduzione di un codice dello statuto personale che, pur nel rispetto dei dettami islamici, protegga le donne. «Le condizioni di estrema povertà di gran parte della popolazione sono una delle cause principali del fatto che un matrimonio su tre si conclude con un divorzio. In Bahrein migliaia di donne e bambini sono alla mercé di un sistema giudiziario incompetente e di un diritto della famiglia non codificato. Il Women’s Petition Committee ha svolto una campagna senza sosta per ottenere una riforma dei tribunali sharaitici e una legislazione che protegga donne e bambini. Le autorità hanno risposto allontanando sette giudici incompetenti, ma nominandone altri in base alla loro affiliazione politica. Il governo usa la questione del codice della famiglia come merce di scambio con i gruppi islamisti all’opposizione». E sono proprio questi ultimi ad avere recentemente minacciato di morte Ghada Jamsheer in quanto irrispettosa della sharia. Quanti di voi hanno mai sentito parlare della coraggiosa Ghada? Ebbene, fissatevi bene nella memoria questo nome perché la sua battaglia meriterebbe ben un Nobel! valentina.colombo@imtlucca.it

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