Giù la testa

Di Simone Fortunato
03 Giugno 2004
Sullo sfondo della rivoluzione messicana, un bandito e un bombarolo diventano amici.

Uno dei giudizi più realisti sulla rivoluzione proviene da Sergio Leone, che nel 1971 ammantò di western le vicende d’attualità politica. Un terrorista irlandese e un bandito messicano diventano amici nel nome di un ideale vero: svaligiare una banca. Ne passeranno di ogni e saranno scambiati alla fine per eroi rivoluzionari. Leone parte con una citazione di Mao («La rivoluzione è un atto di violenza») per raccontare l’ennesima, struggente storia di amicizia virile, l’unico punto fermo di una vita ingiusta, in cui nulla cambia, nemmeno per mezzo della più grande rivoluzione.
Di S. Leone
Con J. Coburn, R. Steiger

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