Giganti manieristi

Di Cwalinski Vladek
09 Dicembre 2004
Insuperato esempio del genio di Giorgione è “La tempesta”

Insuperato esempio del genio di Giorgione è “La tempesta” conservata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, con questo lampo che squarcia il cielo al principio di un temporale abbracciando con il suo bagliore tutto l’ambiente circostante: paese, alberi dalle foglie tremolanti e scosse dal vento (mai mi è capitato di vedere un dipinto che come questo cogliesse con un tale sguardo vero ed “eterno” un fuggevole momento atmosferico). Giorgio Vasari pone Giorgione tra gli iniziatori della “maniera moderna” anzitutto definendo come «due eccellenti suoi creati: Sebastiano Viniziano, che fu poi frate del Piombo, e Tiziano da Cadore». Entrambi restano stregati dalle atmosfere presenti nei dipinti del maestro di Castelfranco, specie di ferita che si dilaga prima all’interno del territorio della Serenissima e, poi, in tutta la pianura padana, fino a Brescia, Bergamo, Cremona, Mantova, Parma, Ferrara. A questa sensibilità estetica comune a gran parte dei popoli del Nord Italia, è dedicata l’esposizione “Le ceneri violette di Giorgione. Natura e maniera tra Tiziano e Caravaggio” in mostra (curata da Vittorio Sgarbi e Mauro Lucco) a Palazzo Te di Mantova fino al 9 gennaio 2005. Una carrellata di dipinti che va dal gioco di sguardi della madreperlacea “Giuditta con la testa di Oloferne” di Tiziano Vecellio, al paesaggio autunnale con rovine, bruno e muschioso, della “Visitazione” di Sebastiano del Piombo, fino al dinamico “Ritrovamento della Vera Croce” del Pordenone, alla splendida alba del “Riposo della fuga in Egitto” di Paris Bordon, a Palma il Vecchio, a Bonifacio Veronese, attraverso i territori della Serenissima fino a giungere a Bergamo, come testimonia lo splendido “Ritratto di Ludovico Avolante” di Lorenzo Lotto, di finissima introspezione psicologica, dove una tenda rosa scopre una limpida e azzurrissima veduta marina. A Brescia il giorgionismo invece si declina, passando per Savoldo e il Moretto, in un’originalissima espressione dialettale, dalle movenze popolari, come testimonia l’intenso gioco di sguardi di “Cristo e l’adultera” del Romanino. Ancora diversa la situazione a Parma dove il sentimento della natura diventa calore, come documenta la solare ambientazione boschiva della “Maddalena”, proveniente dalla National Gallery, di Correggio e dove prende le prime mosse il giovane Parmigianino. Il percorso della mostra continua, passando per Ferrara, con Dosso Dossi e l’Ortolano, ritornando nel territorio della Serenissima con tra i suoi alti rappresentanti Jacopo Bassano, suo figlio Francesco, lo Schiavone, il Tintoretto, fino ad approdare in territorio lombardo con la straordinaria “Conversione di Saulo” di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio (vedi foto) – eccezionalmente in mostra proveniente dalla collezione Odescalchi –, dove il santo di Tarso sbalzato dal cavallo bianco, imbizzarrito e schiumante, cade a terra coprendosi il volto mentre squarci di luce reale attraversano il cielo cupo all’orizzonte. Come acutamente ha scritto Sgarbi, Caravaggio «trasporta la vita in pittura».

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