Giornali? Che noia. Parola di teenager

Di Tempi
06 Novembre 2003
Stiamo molto attenti a parlare di giovani

Stiamo molto attenti a parlare di giovani. Tra un adolescente di 14 anni, un ragazzo di 19 e un 25enne, infatti, ci sono gusti e atteggiamenti profondamente differenti, almeno nel rapporto coi media. Altro che omologazione!
È ciò che emerge dal “Terzo Rapporto sulla comunicazione in Italia: giovani&media”, promosso dal Censis (Centro studi investimenti sociali) e dall’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) e presentato il 30 ottobre scorso a Milano, presso il salone della fondazione Cariplo.
Clamoroso, anche se non inaspettato, il podio conquistato, a pari merito, da televisione e cellulare col 94,6% di diffusione, seguiti a ruota dalla radio con l’83,2% di utenza abituale.
Sorprendente anche il dato su Internet che spacca letteralmente in due il mondo giovanile: solo il 38,7% è utente abituale, ma unicamente il 23,1% lo percepisce come mezzo a sé vicino, contro al 30% di coloro che lo sentono come uno strumento lontano e astratto. Chi l’avrebbe mai detto.
Prevedibile, ma altamente sconcertante, il risultato conseguito da tutto ciò che è cartaceo, soprattutto quotidiani e periodici. Infatti, il 48,3% di tutto il campione preso in esame (14-30 anni) si dedica ancora alla lettura di libri, ma di questo ben il 54,4% è costituito dai giovanissimi (14-18 anni), per i quali – è evidente – la lettura è strettamente legata all’esperienza scolastica. La lettura dei quotidiani, al contrario, aumenta decisamente col crescere dell’età, passando dal 31,7% nella fascia compresa tra i 14 e i 18 anni al 49,7% in quella tra i 25 e i 30. La stessa cosa accade per i periodici, anche se gli ordini di grandezza diminuiscono: si va dal 13,2% per la fascia dei teenager al 17,2% per i giovani dai 25 ai 30 anni.
Dunque, d’ora in poi – ci dice il Rapporto – tutti coloro che si accosteranno al mondo giovanile dovranno tenere conto di avere a che fare non con un unico universo, bensì con tre distinte classi generazionali concentrate nello spazio di quindici anni (la metà di una delle generazioni che ci hanno preceduto). Perché i giovani, presi nel loro insieme, sono così disaffezionati alla lettura? Forse la risposta sta nell’analisi dei loro gusti, interessi e bisogni.
Se, infatti, è difficilmente smentibile – si percepisce tra le righe del Rapporto – la preferenza dei giovani nei riguardi dei media che non richiedono un’attenzione costante, che sono in grado di offrire aggiornamenti in tempo reale, che non spingono alla riflessione e che si manifestano in modo leggero e disimpegnato, è tuttavia emerso che il 62% dei giovani si dichiara disposto «a sforzarsi di mantenere una concentrazione prolungata se emotivamente coinvolto da quanto gli viene proposto». Di più: l’86,3% ha dichiarato di apprezzare media che «gli consentono di approfondire tematiche che gli stanno più a cuore» e il 73% conferma «il bisogno di una guida per destreggiarsi nella confusione delle sollecitazioni cui è sottoposto». Infine un 69,4% vorrebbe «un aiuto serio e autorevole» per comprendere qualcosa nella babele mediatica.
Detto in altre parole: i giovani leggono pochi quotidiani e periodici perché li trovano noiosi.
Sara Comuzzi

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