Giornalisti di Palazzo (di giustizia?)

Di Tempi
26 Aprile 2001
«Passacarte»

«Passacarte». Per il presidente della Compagnia delle Opere di Milano, Massimo Ferlini, alcuni dei giornalisti che frequerntano il Palazzo di Giustizia del capoluogo lombardo rischiano di diventare dei «passacarte». «I corridoi del palazzo di Giustizia milanese sono più ricchi di notizie del Transatlantico di Montecitorio. Ma se nel Transatlantico si raccoglie la pattumiera del gossip politichese, a palazzo di Giustizia si pesca direttamente nelle pieghe più nascoste delle inchieste giudiziarie». Ultimo episodio riguarda la deposizione degli atti contenenti le conclusioni dei magistrati sull’inchiesta sulla Cascina San Bernardo, in cui sarebbe coinvolta la stessa Cdo. Gli avvocati difensori hanno appreso la notizia «dagli informati gazzettieri. Ai difensori questi atti non sono ancora stati depositati – accusano gli indagati – e nelle “cronache” informatissime non si precisa neppure che solo fra venti-trenta giorni verrà deciso un rinvio a giudizio o l’archiviazione del tutto». Se la violazione del segreto è oramai una brutta abitudine che, «prima o poi, se esiste una giustizia in Italia, avrà un termine, quel che preoccupa è questo modo di fare informazione. Che altro diventa il giornalista, compagno di merende di un Pm, se non un semplice passacarte?» dicono nella sede della Compagnia delle Opere. La quale ha annunciato che si riserva di «querelare gli estensori di alcuni articoli mal formulati che ripetono cose e riportano fatti già esclusi dalla stessa inchiesta, del tipo: “…nei loro progetti c’era una clinica privata…”». «In questo caso – dice Ferlini – la vocazione a diventare pubblico ministero ha preso la mano al cronista di gossip sbagliati».

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