Giovane e disoccupato,cioè italiano
Povero D’Alema, ha fatto tanto contro la disoccupazione e gli italiani gli hanno votato contro… Così commentavano due settimane fa alcuni simpatizzanti del governo sulla stampa italiana e straniera, come per esempio Paolo Flores D’Arcais sullo spagnolo El Pais (cfr. Tempi n. 18, p. 8). Andatelo a dire ai giovani italiani sotto i 25 anni: stando agli ultimi dati di Eurostat sono i più disoccupati dell’Europa dei 15, e questo bel record è stato conquistato proprio nei mesi del governo D’Alema! I numeri parlano chiaro: due anni fa, quando il presidente del Consiglio era ancora Romano Prodi, la disoccupazione fra gli under 25 italiani stava al 33,7 per cento, ben 14 punti sopra la media europea (19,8 per cento); solo la Spagna faceva peggio, con un dato del 36,3 per cento. Due anni dopo, l’Italia si ritrova fanalino di coda: anche se il tasso italiano è sceso al 31,8 per cento, la Spagna sottoposta alla cura Aznar ha fatto molto meglio, recuperando quasi 8 punti e mezzo: al marzo scorso gli under 25 spagnoli disoccupati erano scesi al 27,9 per cento.
Anche per la disoccupazione giovanile, dunque, come per molti altri indicatori macroeconomici, il problema dell’Italia è sempre lo stesso: in presenza di una fase espansiva dell’economia mondiale, tutti i paesi industrializzati fanno bene, ma l’Italia fa meno bene a causa delle sue pesantezze di sistema, che i governi di sinistra usciti dalle elezioni del ’96 non hanno saputo rimuovere. Così succede che l’Italia recuperi un paio di punti percentuali sul tasso di disoccupazione giovanile mentre, nello stesso arco di tempo o quasi (i dati italiani, come quelli britannici, sono fermi a gennaio mentre quelli di quasi tutti gli altri paesi UE arrivano a marzo), gli altri paesi che hanno una situazione paragonabile a quella italiana (cioè disoccupazione giovanile sopra il 25 per cento) ne recuperano 8 e mezzo come la Spagna o 6,2 come la Francia. E persino paesi con tassi già inferiori alla media europea hanno registrato miglioramenti ben più sensibili di quello italiano: il Portogallo scende dall’11,6 al 7,6, l’Irlanda dal 12,3 al 6,6. A fare più fatica dell’Italia, cioè a dimostrarsi incapaci di schiodarsi da alti tassi di disoccupazione giovanile, sono soltanto Belgio e Finlandia, stabili attorno al 23 per cento. Ma non è una grande consolazione: la verità è che il differenziale fra il tasso di disoccupazione giovanile italiano e quello europeo continua ad allargarsi: due anni fa la differenza era di 13,9 punti, ora è salita a 15,3.
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