Giussaniana difesa dei Ds che non fanno ‘oh’

Direttore, ti propongo di inaugurare una rubrica che dovrebbe ospitare, quasi come linea di riscossa, piccoli ma significativi contributi legati a un’idea di Italia che non sia quella svenduta sul Britannia da coloro che oggi governano il Paese reale, che abbia a cuore l’identità di un popolo grande, che deve il suo sviluppo e la sua arte ammirata e ineguagliata in tutto il mondo alla tenacia e alla fede in Dio e nell’uomo. Qualcosa dove non si scimmiotti lo svenevole illuminismo d’oltralpe, il nichilismo gaio che occupa la mente di tanti massoni e che serva ogni tanto da sassolino lanciato nello stagno morale e intellettuale di tanta cultura cosiddetta cattolica, spesso acquosa e beghina. In mezzo alle corazzate del giornalismo travestito da anglosassone. Qualcosa che ci dia il sapore meraviglioso delle nostre colline, delle nostre pianure e del popolo inventivo e gagliardo che ora disperso nome non ha.
Davide Rondoni
Caro Davide, tutto entusiasmante, ma il sapore meraviglioso di riscossa che marcia tra pianure e colline c’è già, si chiama “Renzo a Milano”.

Direttore, perché chi di politica vive, politici, giornalisti, comici, come i bambini fanno “ooh”? Si usa spesso dire, in particolare il Correntone Ds, i Verdi, i qualunquisti girotondini, che la funzione della politica è fissare le regole e non interessarsi degli affari. Ormai si vive nell’astrazione: si chiede come fa una famiglia ad arrivare a fine mese, (se volete io lo posso spiegare, e sarebbe vera politica), e questo concreto viene immediatamente astratto. Non lo fanno solo i signori sopra citati, lo facciamo tutti. Dal concreto, alle lamentazioni. Ed anche le lamentazioni hanno il loro tariffario, per Celentano sono miliardarie, per l’operaio affittato gratuite. C’è un problema, tentiamo di risolverlo. Molti problemi molti tentativi. A un giornalista ora vice direttore al Corriere della Sera, un nostro grande amico si spiegò così: «Un popolo nasce da un avvenimento… Immaginiamo due famiglie su palafitte in mezzo a un fiume che si ingrossa. L’unità di queste due famiglie, e poi cinque, di dieci famiglie, man mano che si ingrossa la generazione, è una lotta per la sopravvivenza e, ultimamente, una lotta per affermare la vita. Senza volerlo, affermano un ideale che è la vita». Un problema si affronta non si astrae, e le prime “regole” le detta il problema stesso, non la politica. Affermare un ideale è ciò che permette di vivere. I Ds non si sono persi nei meandri degli affari, ma si son persi l’ideale. Che ci azzeccano, ad esempio, con la loro storia Di Pietro candidato al Mugello e Travaglio giornalista all’Unità? Un ideale genera un popolo, e degli uomini in fuga dalla propria storia non sopravvivono a se stessi e devono accodarsi a quel gran fondista di Bologna, il vero telethon della politica. Non usate Berlusconi per giustificarvi. Fare politica vuol dire servire il popolo, aiutare lo sviluppo del popolo e se per caso un’Opa favorisse questo perché non farla? Perché non rallegrarsi se ci si riesce? Certo la coerenza e l’onestà sono virtù, (non rubare un comandamento), ma è l’ideale che costruisce. Senza ideale le virtù sono come la centrale nucleare di Corso, improduttive.
Carlo Achil, Milano
Stupenda lettera, ma i Ds si sono persi nella propagandata superiorità morale secondo cui loro erano l’etica, gli altri l’intreccio affaristico. Si sono persi perché hanno avuto paura della verità che, come diceva il loro capostipite, «è sempre rivoluzionaria». Tal che, nel bubbone in questione, come condensato perfettamente dall’Elefantino, «il problema di Piero Fassino non sta in quel che ha detto al telefono, ma in ciò che dice in pubblico».

Massimo D’Alema a Porta a Porta: «Non mi pare, non ricordo conversazioni con Consorte, forse sarà capitato ma non ho idea dell’arco temporale di riferimento». Simpatico, no?
Ideale Gismondi, via internet
D’Alema potrebbe colmare i suoi vuoti di memoria leggendo il Corriere della Sera del 30 dicembre 2005: «D’Alema è citato una sola volta, ma in un momento chiave. Il 15 luglio, annota la Gdf, “Gianni chiama Mara (la sua segretaria, ndr) per posticipare l’appuntamento con Massimo D’Alema”. Sono le 15.56 e proprio in quelle ore Consorte sta per chiudere tutta l’operazione Bnl, come annuncerà di lì a poco all’amico Frasca di Bankitalia: “Abbiamo il 51,6 per cento”. Meno di un’ora prima si è tenuta la “conference call” che secondo il giudice Clementina Forleo ha ratificato un patto segreto tra gli scalatori di Bnl e quelli di Antonveneta. Le intercettazioni non chiariscono se Consorte abbia poi incontrato davvero D’Alema e in che limiti lo abbia informato dell’operazione. Ma c’è anche una telefonata diretta con il presidente dei Ds coperta da un rigoroso segreto». Ma può darsi che “Gianni” sia il socio di Pinotto e il segreto di Pulcinella. Non mi pare, non ricordo.

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