Gli aiuti
Dal punto di vista dei costumi e dell’evoluzione sociale, la grande novità della tragedia dello tsunami a Sumatra è stato il grande afflusso di volontari da altre regioni e isole del paese per aiutare nelle zone sinistrate. Diversamente dallo Sri Lanka e dall’India – dove il recupero delle salme è stato soprattutto opera delle comunità locali, mentre gli aiuti umanitari arrivavano in parte dai vicini non colpiti dalla catastrofe e in parte dai paesi stranieri –, nella provincia di Aceh molti convogli di aiuti e molte operazioni per la ricerca dei corpi delle vittime sono stati organizzati e condotti da volontari locali. «Ci muoviamo con camion forniti da autorità locali o da privati, trasportiamo e distribuiamo i generi che la gente ha portato nei nostri centri; grazie alla bandiera che l’esercito ci autorizza ad issare abbiamo via libera ovunque», spiega Antono, un barbuto ventenne universitario che sta tornando nella natia Jakarta, lontana 2 mila km, dopo una settimana di servizio fra Meulaboh e Medan.
Secondo i giornali locali i volontari indonesiani sarebbero 6mila, provenienti sia da Sumatra meridionale che da Giava, ma sul terreno sembrano molti di più. Spesso sono totalmente privi di qualsiasi nozione o capacità. Il Jakarta Post dà notizia di due volontari cui sono state amputate le mani per una cancrena contratta manipolando cadaveri senza protezione di guanti. «Sono cose che succedono veramente», mi conferma Adriaan, un olandese che lavora per l’ong irlandese Concern a Banda Aceh.«Ancora una settimana fa ho dovuto urlare con due indonesiani che toglievano dal fango corpi di vittime a mani nude».
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