Via gli americani dalla Maddalena. 2000 disoccupati bussano a Soru
Era la fine dell’autunno, quando il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, commentava l’annuncio della smobilitazione della base militare di Santo Stefano: «è una cosa fantastica», la notizia «più bella degli ultimi tempi». Orgoglio sardo, lo stesso che avrebbe sfoderato per difendere la sua isola dai turisti con una tassa sul lusso grossa così. Cosa resta di tanto entusiasmo chiedetelo oggi ai dipendenti della Difesa e della Marina Usa che finiranno per rimanere disoccupati nel 2008, dopo lo smantellamento della base americana e di tutte le strutture della Marina militare italiana. E alle duemila persone che, maniche rimboccate, martedì 20 giugno, capitanati da monsignor Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio-Ampurias e dal sindaco Angelo Comiti, hanno sfilato per le vie della Maddalena insieme ai sindacalisti dei marittimi, la Confcommercio, la Cna, il presidente della provincia, i sindaci di Tempio e Telti, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul futuro dell’isola. E «per porre la Maddalena all’attenzione del nuovo governo. Aspettiamo delle risposte, dei segnali precisi. E attenzione al tavolo di trattative che deve essere aperto con il governo», ha spiegato Comiti. Perché «la Maddalena non ha scelto di essere una città militarizzata», ha puntualizzato il vescovo, ma sulle decisioni «calate dall’alto», l’isola «ha in gran parte costruito la sua storia, la sua cultura e la vita». Per questo il 90 per cento dei negozianti han chiuso bottega, i traghetti della Saremar lasciato la passerella alzata, mentre il cordone umano costeggiava il mare. In piazza Umberto I, resta il cartello, “La Maddalena, l’isola che non c’è”. Almeno sui media alla moda, molto più interessati alle soireè del Billionaire.
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