Gli insulti di un moderato e il piacere di essere detestati (senza poter essere denunciati).

Di Tempi
19 Luglio 2000
È Tempi, bellezza, e non ci puoi fare niente: "la porti un bacione a Firenze"

Egregia direzione di Tempi, mi è recentemente capitato di leggere alcuni numeri del vostro settimanale e devo dire che ne sono rimasto negativamente colpito. Questa perplessità è tanto maggiore quanto più rifletto sul fatto che il vostro giornale è espressione di un settore del mondo cattolico e cioè di Comunione e Liberazione, la cui ispirazione originaria trova in me grande considerazione, ma che poi, a mio avviso, almeno ai livelli più alti, ha tradito questa ispirazione per trasformarsi, né più né meno, in un centro di potere economico e politico (vedi la Compagnia delle Opere), che poco ha a che fare con l’impostazione delle origini. Ma torniamo al vostro giornale. La prima reazione che ho avuto leggendolo, quando ancora non sapevo a quale area politica appartenesse, è stata un moto di fastidio per la violenza dei toni utilizzati, per l’esagerata vis polemica e per la lettura completamente e smaccatamente distorta della realtà politica (infatti la politica riempie la quasi totalità delle vostre pagine).

Mi sono allora chiesto: ma chi ve lo fa fare di scrivere quello che scrivete? I casi sono due: o credete veramente in quello che dite (e allora l’odio che provate verso qualcuno acceca a tal punto la vostra capacità critica che riempite i fogli di bugie), oppure (e questo penso sia il caso più plausibile) pagate il prezzo stabilito da chi vi appoggia economicamente e allora il cerchio si chiude. Se è così, e sono sicuro che lo è, perché non venite allo scoperto e non vi rivelate per quello che siete e cioè un puro e semplice organo di partito (Forza Italia) e in particolare dell’ala Formigonian-ciellina di Forza Italia? Voi appoggiate chiaramente una parte politica (e questo è legittimo), ma penso che l’attacco sistematico e continuo che portate nei confronti della parte avversa, e in particolar modo del settore più moderato della maggioranza di governo, sia quanto di meno evangelico si possa desiderare. Voi adottate il metodo dello scontro, del contrasto, della rottura che si pone agli antipodi rispetto alla logica del dialogo, della mediazione, del rispetto dell’avversario. Siete un po’ come quegli individui che pensano di aver ragione solamente perché urlano più forte.

Si può non essere d’accordo con determinate scelte, si può e si deve essere critici, ma non si può essere ipocriti: voi vi riempite la bocca di belle parole sulla libertà e siete i primi ad essere schiavi. Non schiavi del fantomatico regime comunista contro cui dite di combattere, ma schiavi degli interessi che appoggiate. In tutto ciò, dov’è l’anelito verso la verità? Dove sono gli ideali alti? Dov’è la ricerca della giustizia sociale e del bene comune? Siete come dei sepolcri imbiancati. Esternamente, utilizzando toni intellettualistici e muovendo da false istanze idealistiche, parlate di libertà, di parità scolastica, di sussidiarietà e di quant’altro; poi, se si scava appena un poco, si capisce che questi discorsi sono strumentali ai vostri stessi interessi e si scopre che per voi il problema del bene comune è subordinato al vostro interesse particolare. Questa è ipocrisia. Voi portate Formigoni, il vostro “capetto”, sul palmo della mano: per lui solo elogi, appoggio incondizionato e riconoscimenti di buon governo… Per non parlare poi delle sue ridicole e arroganti prese di posizione contro il Cardinal Martini (!!!) e dei suoi “strappi” secessionisti, tutti atti che provocano in me un sentimento misto di ilarità e di indignazione.

Vorrei concludere con un consiglio: togliete dal vostro motto (“settimanale di cronaca, giudizio, libera circolazione di idee”) la parola “libera”: la libertà c’entra poco con il vostro giornale…

Giacomo Ghidini, giunta via Internet.

Che il signor Ghidini sia uno pseudonimo proveniente dal settore più moderato della maggioranza di governo? Comunque sia, abbia pazienza, se le manca ancora qualche motivo d’astio per alimentare la sua indignazione continui a leggerci, vedrà che lo troverà.

In relazione all’articolo comparso sul n. 26 dal titolo “Gli abusologi”, e in particolare riguardo al paragrafo intitolato “La compagnia di giro dei soliti esperti”, devo con rammarico segnalare la presenza di grossolane inesattezze nella descrizione dei ruoli e delle connessioni reciproche delle persone nominate, tra cui la mia. Poichè suppongo che questo genere di inesattezze sia il mezzo di cui l’articolista si serve per propinare ai lettori una specie di “costruzione della realtà” (ovviamente fittizia) atta a sostenere la tesi di una collusione, forse anche a fini di lucro (vedi l’accenno agli investimenti economici della Regione Emilia-Romagna), Vi prego cortesemente di rettificare almeno le informazioni sbagliate. Chissà se, da questo sforzo di obiettività, potrà mai affiorare anche l’ipotesi che ogni materia ha i suoi esperti, che è logico che questi si conoscano, che pubblichino su riviste specializzate ecc. ecc.: cosa che il più banale buon senso suggerisce. Quanto al tono generale e alle tesi sostenute nell’articolo ritengo inutile ogni sforzo di discussione: viste le posizioni precedentemente assunte dal giornale era impossibile attendersi qualcosa di diverso.

Certo, è un peccato che un settimanale di area cattolica tratti con tanta leggerezza e sicumera questioni così delicate e strazianti. Mi chiedo se siete a conoscenza del lungo documento che già nel 1996 i vescovi statunitensi hanno diffuso ai fedeli proprio sulla pedofilia (Il Regno documenti, n. 768, 1.4.96), affrontando con accorata preoccupazione ed onestà un tema riguardo al quale è certamente più facile chiudere gli occhi che vedere e prendersi carico. Forse, citarne qualche passaggio sul Vostro giornale aiuterebbe i lettori a formarsi un’idea più equilibrata del tema in generale e ad accostare i relativi eventi di cronaca con maggiore prudenza.

Distinti saluti.

Marinella Malacrea.

Il direttore ricorda che questa lettera è giunta in redazione il 2 luglio; due giorni dopo – per atto non dovuto e pura cortesia – il gentile redattore Francesco Esposito ha ritenuto opportuno rispondere alla dottoressa Malacrea personalmente, via E-mail, con la seguente: Gentile Dott.ssa Marinella Malacrea, Sono l’articolista che “propina” ai lettori quella “costruzione della realtà ovviamente fittizia” – come dice lei – nell’articolo “La compagnia di giro dei soliti esperti”, pubblicato su Tempi n. 26. Ho purtroppo ricevuto solo ieri la sua lettera, giuntami via e-mail – verrà pubblicata sul prossimo numero utile del giornale – in merito alla quale terrei a fare qualche precisazione.

1) Quello su “Gli abusologi” era certamente un servizio provocatorio, che intendeva porre l’accento sui problemi e i rischi di un metodo di lavoro tipico dei Tribunali dei minori – sul quale non mi pare certo di rappresentare la prima (né l’unica) voce critica.

2) Lascerei però stabilire al giudizio (e anche, perché no, al “banale buon senso”) di ogni persona ragionevole (e poi a quello dei tribunali competenti) cosa e quanto ci sia veramente di “fittizio” in tutta la brutta e – in questo sono d’accordo con lei – straziante vicenda dei pedofili di Modena.

3) In merito ai mezzi di cui mi servo per scrivere i miei pezzi, mi preme sottolineare che (a differenza di quanto avviene in altri ambienti) non amo procedere per “tesi”, ma sulla base dell’osservazione della realtà e di quanto essa offre all’esame della ragione (un metodo che anche lei dovrebbe conoscere bene), nella fattispecie informazioni raccolte sul posto e dagli atti giudiziari.

4) Per quanto riguarda poi le presunte mie insinuazioni di una “collusione, forse anche a fini di lucro”, devo ricordarle che si tratta di un’accusa assai grave che nel mio pezzo non compare affatto (è lei che nella sua lettera ne avanza l’ipotesi).

5) Mi dispiace che delle sue e delle mie idee lei non abbia voglia di discutere, perché ritengo che il confronto e la dialettica tra opinioni diverse siano il frutto più saporito della democrazia. Se ci ripensasse, mi faccia sapere…Infine, restando naturalmente disponibile per ogni rettifica, gradirei che mi segnalasse quali sono esattamente le “grossolane inesattezze” da lei riscontrate nel mio articolo, visto che nella sua lettera non ci sono addebiti precisi.

Distinti saluti, Francesco Esposito.

Il direttore si limita ad osservare che dopo la gentile lettera del redattore, la dottoressa Malacrea non ci ha ancora fatto pervenire alcuna documentazione circa le “grossolane inesattezze” da lei riscontrate nel servizio di Tempi sul caso di “un processo per stregoneria”. Ci permettiamo di insistere: cosa dobbiamo rettificare?.

Caro direttore mi chiedevo: sarebbe molto utile pubblicare in un archivio tutte le battaglie della settimana che man mano vengono pubblicate! Mi è spesso capitato di discutere con amici di certi temi e mi sono venuti in mente certi vostri articoli che avrei potuto trovare sul sito… fatemi sapere.

Vittorio Del Percio.

Da lunedì 10 luglio la sua mente avrà di che correre e cercare nel sito www.Tempi.it.

Caro Direttore, la mia famiglia appartiene ad una classe medio-bassa di reddito; abbiamo due figli, mio marito pur lavorando tanto è operaio e non guadagna molto, e io ho, per grazia di Dio, da anni un buon lavoro di impiegata part-time, al quale anche volendo non potrei rinunciare per dedicarmi di più alla mia famiglia (cosa che purtroppo sembra essere considerata molto fuori moda per le donne dei nostri tempi).

Come spesso avete messo in evidenza nei vostri articoli, ultimamente i tempi sono sempre più duri e noi, oltre che vederlo politicamente, lo sperimentiamo sulla nostra pelle (i prezzi sono sempre più alti anche per i beni non voluttuari e le politiche di sostegno alla famiglia sono quanto meno immutate. Solo per fare un esempio, il nostro grande l’anno prossimo va in prima elementare a una scuola privata e non certo grazie all’aiuto del nostro governo che dovrebbe – e a parole lo fa, anche se sempre meno – sostenere i socialmente più deboli e lottare per una effettiva uguaglianza di diritti). Ma anche noi non molliamo! Come potete vedere ho rinnovato l’abbonamento solo per sei mesi perché anche se un po’ meno conveniente globalmente, mi permette di dividere le spese in due parti più piccole e per me, ora come ora, non è poco. Del Suo giornale ammiro molto la grinta e il fatto che sia fuori dal coro fin troppo omogeneo di tutti gli altri giornali. Avete il coraggio di dire quello che pensate, guardate con passione alla realtà e, anche se a volte posso non essere d’accordo sulle vostre posizioni (il che comunque mi fa meditare), apprezzo molto questo coraggio che è così raro al giorno d’oggi. Questo mi fa sperare che ancora possa continuare ad esistere quello che ho sempre ritenuto il bellissimo mestiere del giornalista, inteso come colui che prima di dare un giudizio sui fatti osserva bene la realtà e solo osservandola – e amandola – racconta i fatti e li può giudicare in libertà, facendo così un servizio davvero utile alla vita delle persone, di qualunque idea esse siano. Al giorno d’oggi al contrario i giornalisti mi sembrano asserviti ancor prima che al potere (e certo lo sono) ai propri pregiudizi e, forse peggio, alla mentalità dominante che vuole spettacolo a tutti i costi; ma questo credo che Voi lo sappiate bene! Oltretutto questo non è un bell’esempio né per noi (è una bella fatica remare contro corrente culturalmente parlando!) né per i nostri figli ai quali invece auguriamo di incontrare qualcosa di profondamente vero e appassionante per la loro vita. Dunque auguro buon lavoro a Lei e a Voi di Tempi.

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