Gli sponsor dei no-global
Il cancelliere Tedesco Gerhard Schröder ha detto al primo ministro francese Lionel Jospin di essere disponibile a discutere la cosiddetta “Tobin tax”, cioè la tassazione delle transazioni finanziarie internazionali per sostenere i paesi poveri.
Eppure in un’intervista rilasciata al settimanale tedesco Der Spiegel, l’economista e premio Nobel americano James Tobin, ha spiegato che gli antiglobal «Abusano del mio nome» sottolineando che «Non ho nulla in comune con questi sfasciastrade. Io sono un partigiano del libero commercio, loro lottano contro l’espansione del mercato» («Die missbrauchen meinen Namen», Der Spiegel, in edicola dal 3 settembre 2001, http://www.spiegel.de).
Il neozelandese Mike Moore attuale direttore generale del Wto (Organizzazione Internazionale del commercio), ha così spiegato su Newsweek la politica dei governi socialisti europei: «Che senso ha fare l’elemosina ai poveri la domenica e chiudere la porta in faccia il lunedì?». I paesi poveri infatti chiedono la riduzione dei dazi per esportare prodotti agricoli, ma l’Europa socialista da quell’orecchio non ci sente proprio e preferisce inventarsi una nuova tassa da imporre a tutto il mondo per farsi bella. Moore ha precisato: «Sapete quanto si spende nel mondo per il protezionismo? Duemila miliardi di lire al giorno» e nonostante ciò, alla prossima riunione del Wto a Qatar, l’Europa, la Corea, il Giappone e la Norvegia alzeranno muri contro i prodotti agricoli dei paesi in via di sviluppo.
Che ai governi socialisti europei non piaccia tanto la “globalizzazione” lo ha spiegato anche Kendra Okonski, ricercatrice dell’International Policy Network di Londra, la quale ha mostrato sul Wall Street Journal come tali governi finanziano le truppe no-global tramite le associazioni sindacali.
La ricercatrice inglese ha scritto che «la Federatie Nederlandse Vakbeweging, un gruppo di sindacati olandesi, insieme ad altri sindacati europei ha creato un fondo di solidarietà internazionale per sostenere i gruppi antiglobalizzazione. Questo stesso fondo sarebbe in parte sostenuto dai governi socialisti europei (Kendra Okonski, «The business of protesting» Wall Street Journal 13 agosto 2001).
Per quanto riguarda lo sfoggio di ipocrisia il movimento no-global non è da meno dei governi. Giunge notizia che in Perù sono state sterilizzate 300mila donne (Zenit 7 settembre 2001, http://www.zenit.org) che nella quasi totalità sono povere, non scolarizzate, e che vivono in zone rurali sottosviluppate. La commissione parlamentare di indagine è convinta che si sia trattato di un programma coercitivo. Siamo di fronte ad una violazione dei diritti umani, una limitazione della libertà di procreazione, un atto di “imperialismo contraccettivo”. Ma non una sola voce di denuncia per le donne peruviane si è levata dal movimento anti-global.
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