Gli strani educatori del Cec
Ho seguito con attenzione la polemica relativa al film Magdalene, premiato a Venezia con un “Leone d’oro”; il fatto che all’inizio dell’anno scolastico il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine lo proponga a tutte le scuole superiori della provincia mi sta ponendo, anche come insegnante, alcune domande: siamo sicuri che il regista, Peter Mullan, abbia realizzato il film documentandosi seriamente sui fatti descritti e li abbia interpretati con onestà intellettuale? Alcune sue dichiarazioni, riportate sull’ultimo numero del settimanale Io donna, mi lasciano perplessa: «Chiunque volesse oggi scrivere un libro o un reportage sui Magdalene avrebbe seri problemi a trovare prove attendibili. Non si hanno certezze nemmeno sui numeri» e soprattutto: «Ho conosciuto molti preti e suore: e non ce n’è uno che non sia in qualche modo disturbato». Quale sarebbe per gli studenti la valenza educativa del film? Molti ragazzi non conoscono quasi nulla della nostra storia e civiltà, non sanno quello che, ad esempio, in Friuli, religiosi come Luigi Scrosoppi hanno fatto per tutelare i più deboli. Qual è lo scopo per cui si vorrebbe diffondere a tappeto nelle scuole la visione di questo film? Convincere gli spettatori, come scrive sullo stesso numero della rivista la storica Lucetta Scaraffia, che «tutte le religioni sono ugualmente violente»? Perché, assieme alla visione di Magdalene, il Cec caldeggia presso gli insegnanti, all’inizio dell’anno scolastico, 11 settembre 2001? Sfogliando l’agile opuscolo del Cec quanti bellissimi film e documentari sull’Olocausto, ma solo un film di “vivace e sorridente satira” sullo stalinismo durante la seconda guerra mondiale…
Lucia Comelli, Udine
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