Gli stranieri: università italiana? No, grazie!
Gli stranieri che hanno voglia di studiare ad alto livello non vengono in Italia; gli stranieri che vengono in Italia non sono quelli che hanno voglia di studiare ad alto livello. Questo dicono i numeri che l’Ocde (l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che riunisce i paesi industrializzati) ha raccolto e analizzato circa un indicatore molto interessante: la percentuale degli studenti stranieri sul totale degli studenti universitari nei vari paesi dell’Ocde. Smentita dunque la retorica del politicamente corretto italiano secondo cui nel nostro paese la materia dell’immigrazione è mirabilmente regolata dalla legge Turco-Napolitano, e dunque i flussi migratori sono saggiamente governati e da noi approdano tanti immigrati bene intenzionati, utili alle nostre imprese e alle loro famiglie e paesi di provenienza: beh, sicuramente i migliori non vengono da noi, ma preferiscono andare a formarsi in paesi che la pubblicistica di sinistra presenta come xenofobi, quali la Svizzera e l’Austria (il 15,9 e l’11,5 per cento rispettivamente degli studenti universitari è straniero!). Smentita pure la retorica del politicamente corretto italiano secondo cui l’Italia, unico paese d’Europa in cui il sistema educativo e formativo è centrato sul monopolio di fatto dello Stato, è il paese che dà maggiori garanzie in materia di educazione e formazione, dunque popolato di istituzioni di istruzione superiore veramente raccomandabili: gli stranieri, come già i cittadini dell’Est al tempo del comunismo, votano coi loro piedi e bocciano il nostro sistema, come sembra dimostrare il fatto che rappresentano solo l’1,2 per cento degli studenti delle università italiane. Più gettonati di noi sono paesi a economia in transizione approdati da pochi anni nel novero delle democrazie (Ungheria e Repubblica Ceca col 2,6 e l’1,9 per cento rispettivamente) e addirittura l’Islanda e la Turchia (2,4 e 1,9 per cento rispettivamente)! I fautori della lotta senza quartiere ai buoni scuola, il cui fronte ormai si estende da Rifondazione Comunista al Partito Popolare, farebbero bene a riflettere anche su questi dati.
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