Gramscismo vincente

Di Respinti Marco
20 Giugno 2002
La denuncia di Paul Craig Roberts e di Lawrence Stratton

La denuncia di Paul Craig Roberts e di Lawrence Stratton ha una significativa premessa in The Death of Common Sense (Warner Books, New York 1994) di Philip K. Howard, avvocato nella Grande Mela, e oggi una importante ricalibratura nel suo The Lost Art of Drawing the Line: How Fairness Went Too Far (Random House, New York 2001). Ma per gli autori di The Tyranny of Good Intentions non serve sostituire alla vecchia una nuova, presunta migliore, burocrazia. Assomiglia infatti a Lenin e alla «dittatura necessaria a creare una società nuova e migliore». Vuoi vedere che ha davvero vinto il gramscismo, quel giacobinismo culturale, giudiziario e oggi buonista che permea di sé anche “le Destre” senza che esse se ne accorgano? Ok, ma come se ne esce? Più semplice a dirsi che a farsi, ma da almeno due anni Roberts e Stratton gridano la necessità di rompere una volta per tutte la logica di sudditanza «che il culto laico dello Stato» induce. Si chiama responsabilità personale. A molti scenderà la mano alla fondina, ma la questione di fondo è squisitamente culturale.

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