Grappa e vinci

Di Massobrio Paolo
05 Giugno 2003
Appuntamento all’Expo dei Sapori di Milano

La grappa è un prodotto nobile? Andiamoci piano, direbbe qualcuno, visto che l’abisso con i percorsi degli altri superalcolici è evidente. Della grappa ad esempio non si conosce mai il millesimo (l’annata), come se le vinacce fossero tutte uguali e indistinte. Poco si parla dei metodi di produzione e dei livelli produttivi di determinate grappe. Insomma, la popolarissima grappa, fino ad oggi, ha fatto delle bellissime operazioni di packaging, ma ha comunicato assai poco la qualità. E invece, con sorpresa, abbiamo scoperto che c’è un comun denominatore tra le migliori grappe d’Italia, quelle, per intenderci che da anni recensiamo sul Golosario, la nostra guida alle 1000 e più cose buone d’Italia. Il filo conduttore è il metodo a bagnomaria discontinuo, che porta ad avere grappe di rara finezza, quasi filigranose al palato, davvero eccellenti. Anzi, grandi. Sono così – e sfido chiunque a provarle – le grappe marchigiane di Giuseppe Collesi di Apecchio, quelle dei fratelli Pilzer a Faver in Val di Cembra e persino la grappa siciliana de I Giovi di Fondaghello Valdina che svetta anche per quel distillato di fichi d’India da fine del mondo. A novembre, questi produttori di grappa che segneranno la riscossa del prodotto italiano di qualità, si presenteranno insieme all’Expo dei Sapori di Milano. E, forse, lanceranno finalmente l’idea del millesimo delle loro eccezionali grappe monovitigno. Intanto, cominciate a chiedere “grappe con metodo a bagnomaria e discontinuo”, e proverete la differenza. massolon@tin.it

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