Grazie presidente, su Israele ha spiazzato persino gli ebrei

Di Reibman Yasha
01 Febbraio 2007

«Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello Stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele». Dunque «no all’antisemitismo anche quando si travesta da antisionismo». Viva Giorgio Napolitano! Quando mai si era sentito, non dico un presidente della Repubblica, ma un sindaco o un presidente di Provincia parlare così in occasione della Giornata della Memoria?
Succede persino che alcuni ebrei ritengano «inopportuno mischiare i due temi», come se non fosse “politicamente corretto”. Invece no, il presidente ha pienamente colto nel segno. Parlare oggi di antisemitismo significa parlare di Israele, Teheran, propaganda fondamentalista, Hezbollah e la televisione del gruppo libanese che trasmette i Protocolli dei Savi di Sion. E a casa nostra significa parlare di chi continua a proporre l’immagine dell’odio, di “Israele nazista”, del male assoluto, che “sarebbe stato meglio se Israele non fosse mai nato”, di chi si preoccupa della “lobby ebraica”, di chi pubblica vignette dove Ramallah è come Auschwitz o il soldato israeliano ha la faccia cattiva e il naso adunco, di chi brucia le bandiere. Il presidente ora ha un gran lavoro davanti, perché non sono pochi i politici che negli anni si sono lasciati andare a espressioni così, sono molti i giornali (spesso di partito) che hanno pubblicato quelle vignette. A noi tocca non far cadere nel vuoto le sue parole. Forza presidente.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.