Grillo è solo spam

Di Emanuele Boffi
27 Settembre 2007
Lui semina zizzania via web. I media lo coccolano. La politica traccheggia

L’aspetto che più ha impressionato Giuseppe Cruciani è stata la proliferazione della gramigna dei vaffanculo. Fanculo questo, fanculo quell’altro, fanculo te e chi non te lo ha mai detto. «Dal giorno del V-day – racconta – è stato un continuo di insulti. La maggior parte degli ascoltatori ha chiamato per parlare di Grillo e chi solo come me, o come Giuliano Ferrara, osava contestare le tesi del comico genovese, peraltro discutibilissime, veniva aggredito a suon di contumelie e insulti». Cruciani è il conduttore della Zanzara, seguìto programma serale della radio del Sole 24 Ore. Filo diretto con gli ascoltatori, si parla di attualità, ognuno dice la sua. «Naturalmente il mio è solo un piccolo osservatorio, ma può essere significativo per capire qualche aspetto del fenomeno. I grillonauti, generalmente elettori del centrosinistra delusi, vedono in lui un predicatore incontestabile. Gli danno ragione al cento per cento, aggredendo forsennatamente tutti coloro che solo osano porre il dubbio. Sono rimasto spaventato dalla virulenza delle email, dei messaggi, delle parole dei suoi sostenitori. Secondo me, il direttore del Tg2, Mauro Mazza, non ha affatto esagerato nel sostenere che qualcuno potrebbe prendere una pistola e sparare. Il grillismo è demagogia pura».  
Zizzania sparsa a piene mani via web, in un crescendo inarrestabile che continuamente si autoalimenta, paradossalmente, proprio con le prese di posizione ambigue degli esponenti politici, indecisi se cavalcare la protesta o smarcarsene. Emblematica la gaffe di Giulio Santagata, ministro per l’Attuazione del programma, che per tutta risposta alle sue parole di apprezzamento al V-day, s’è ritrovato nella lista degli insultati. «La risposta della nostra classe dirigente è avvilente», sentenzia Claudio Velardi, presidente della società Reti e spin doctor ai tempi del governo dalemiano. «Li vedo indecisi, titubanti, quasi arrendevoli. Sembra che stiano aspettando solo la manina che li spinga giù nel baratro». Il saltimbanco ha scritto sul suo blog che «il web è democrazia. Infatti i politici non ci sono». «Questa – chiosa Velardi – è una gran cazzata. Lo dico io che sono un cultore della rete, che crede nella potenza del web, che fa affari con internet. Dalla rete non potremo mai più prescindere, ma la rete non basta. Affinché un fenomeno si manifesti è necessario uscire allo scoperto e Grillo dovrebbe essere il primo a capirlo visto che lui stesso ha dovuto farlo, ha dovuto portare la gente in piazza per rendere misurabile e concreto il fenomeno. Ma il web non è democrazia, anche perché sulla rete ci si può andare per dire la propria, ma poi basta, niente di più».
Come ulteriore sberleffo ai politici che lo prendono in parola Grillo ha detto: «Ma ve lo vedete voi Gordon Brown che si mette a rispondere a Mr. Bean?». «In effetti – prosegue Velardi – il problema vero non è Grillo, lui è solo l’emblema di un fenomeno passeggero che se solo si trasformasse in partito certo non arriverebbe a quelle doppie cifre cui ci vogliono far credere certi sondaggi. Se dovessi dare un consiglio ai miei amici che guidano oggi il centrosinistra direi di non cincischiare, di dare non a Grillo ma al paese delle risposte vere sulle riforme, sulle cose concrete da fare. Insomma, ci vorrebbe un leader, un carisma». Nel suo libro L’anno che doveva cambiare l’Italia, bilancio della campagna elettorale dell’Ulivo, Velardi aveva già avvisato che la sinistra non sarebbe andata lontana. «Sono stato facile profeta. L’impossibilità di governare il paese si vedeva già allora. Confido che qualcosa possa cambiare con Walter Veltroni ma i segnali non sono rassicuranti. Se il sindaco di Roma saprà convogliare a sé spinte centrifughe e creare consenso su riforme reali e coraggiose forse si potrà concretizzare una nuova adesione di popolo alle istanze della politica. Ma se, come oggi, ci si perderà nei rivoli infruttuosi delle beghe interne, i Grillo nel futuro avranno gioco facile a soffiare sul tizzone dell’antipolitica».

Il gioco dei giornali
Anche Pietro Barcellona, ex deputato del Pci, docente di Filosofia del diritto a Catania, non ha «alcuna simpatia per Grillo». Ma «voglio aggiungere un’annotazione: quel che più mi ha colpito del V-day è stato vedere la grande frustrazione di tanta gente che si sente emarginata e impotente. è un fenomeno di malessere profondo, di decomposizione di un tessuto sociale di cui Grillo è solo l’aspetto superficiale».
Che risposta dare? Piero Fassino, nel suo ultimo discorso da segretario alla festa dell’Unità, prima di lasciare e approdare nel Partito democratico, ha detto che la grande eredità che i Ds porteranno in dote nel Pd è la «questione morale» di berlingueriana memoria. «Fassino sbaglia bersaglio», dice Barcellona. «Non si può continuare a parlare di questione morale come fa la sinistra oggi riducendola a problema legalitario. Per come è intesa oggi la questione morale è astratto moralismo. Quel che manca è un’etica condivisa, il sentirsi parte di una comunità, di una polis. Ma non ci sarà mai un’etica condivisa se non ricominceremo a parlare di educazione». E poi, conclude Barcellona, «sono stufo di questi giornali che mi raccontano solo di Grillo e del delitto di Garlasco. Succedono tante cose in Italia. Sono appena stato al festival di filosofia di Modena e c’erano più di duecentomila persone ad ascoltare dibattiti spesso ostici. Eppure non ne parla mai nessuno, nessuno che venga a raccontare che la gente ha fame di risposte concrete. Risposte sul piano civile e sul piano esistenziale».

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