Guardare indietro per tornare indietro. E’ la strada di Fioroni verso una rinnovata “serietà” scolastica
Settembre, tempo di esami? Non ancora. Ma l’orientamento del ministro e di una parte dell’apparato intellettuale che lo supporta è che bisogna tornare agli esami di riparazione. è ora che la scuola ridiventi “seria”, dopo anni di lassismo! Gli esami furono aboliti dal ministro D’Onofrio nel 1993-94 per due ragioni. La prima: il sistema di certificazione delle conoscenze mediante scrutini finali ed esami si era dissolto, travolto dalla scuola di massa negli anni 70 e 80. La seconda: i ragazzi a settembre ne sapevano meno che a giugno. Perciò gli esami di settembre vennero aboliti, sostituiti da D’Onofrio e successori da un sistema di calcolo di debiti e crediti e da corsi di recupero. La soluzione D’Onofrio non consentiva, tuttavia, di eliminare le cause degli insuccessi e di rimediarvi. Gettato il termometro degli esami di riparazione, non perciò la febbre spariva. C’è una soluzione?
In Europa si pratica in molti paesi. Consiste in due operazioni. La prima: certificare rigorosamente le competenze acquisite, utilizzando ogni tipo di metodologia e tecnologia valutativa interna e esterna alle scuole: prove chiuse, prove aperte, test, scritti e colloqui. Alle spalle delle metodologie/tecnologie sta una tavola costruita in sede nazionale ed europea delle competenze-chiave e delle competenze vocazionali. E, di conseguenza, la definizione di standard nazionali/europei e di benchmark adeguati. La tavola e gli standard hanno valore indicativo e probabilistico, non costrittivo e deterministico.
La seconda operazione: fatto l’accertamento e verificata la debolezza o l’assenza delle competenze previste, le scuole e i centri di formazione devono costruire con le famiglie e i ragazzi percorsi personalizzati per il recupero. La personalizzazione non può durare solo un mese. è una filosofia pedagogica e didattica che deve funzionare per tutto l’anno e per tutti gli alunni. La riforma Moratti aveva avviato questa ipotesi di lavoro per l’intera scuola italiana, importando esperienze europee già in atto. Del resto, la didattica per competenze, che il ministero annuncia almeno per quanto riguarda i percorsi dell’obbligo di istruzione fino a 16 anni, comporta inevitabilmente nuove forme di certificazione di saperi, abilità e competenze e percorsi personalizzati per trattare le insufficienze. Tornare indietro è, appunto, una fuga demagogica all’indietro, non verso una rinnovata “serietà”.
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