Guerini non Nigrizia
Caro direttore, per la seconda volta leggo su Tempi la mia segnalazione di editore “di sinistra”. La cosa di per sé non è un problema, né mi dà fastidio. Solamente, non mi ci riconosco. Ciò che io pubblico fa parte di un progetto editoriale, non politico. La velleità della mia casa Editrice è di dare sempre un qualcosa in più, offrire spunti, elementi e interpretazioni di valore al dibattito, sia esso politico, economico, storico, religioso. L’ambizione, come sai, è quella di rimanere sulla nostra posizione di casa editrice libera, in qualche modo ideale. Idealista finché si può. Senza compromessi, anche se questo significa a volte compromettersi. Non è una questione di “sinistra”, né di “destra”. È un’aspirazione civile. Che non sta né a destra né a sinistra. Forse sta sopra, non certo sotto. Quindi non definiamoci, non limitiamoci, non fissiamoci: semplicemente, ri-conosciamoci.
Cordialmente, Angelo Guerini
Caro Guerini, ci ri-conosciamo: ti vogliamo bene, lo sai, non foss’altro perché, oltre che i bertoldin brechtiani G. Strada e G. Chiesa (e almeno una prefazioncina pretesca di Oscar L. S., quello che pare abbia gongolato alla notizia della nomina di Paolo Moiola a caporedattore di “Missioni della Consolata”. Così ora gli ultracofferatiani dettano linea in tre su quattro delle maggiori riviste missionarie italiane: in Consolata, che pare acquisti anche Giulietto C.; a “Missione Oggi” – Saveriani; e a “Nigrizia” – Comboniani). Tu hai in catalogo libri seri e intelligenti (tipo l’antimeyssaniano “Il complotto”), che noi qui dovremmo recensire più spesso e volentieri. Perciò, hai ragione, grazie, “Guerini&Associati, editore senza etichette”.
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