Guerra in Irak: giudizi dal fronte

Di Tempi
30 Agosto 2002
Dal punto di vista militare, l’attacco all’Irak sarebbe piuttosto complesso

GIAN MICALESSIN, inviato de Il Giornale
Dal punto di vista militare, l’attacco all’Irak sarebbe piuttosto complesso: mancano le basi in Arabia e gli altri paesi arabi più vicini agli Usa, come la Giordania, appaiono riluttanti a concedere il proprio appoggio. L’unico alleato su cui Bush può ancora contare resta Israele, che è un’arma a doppio taglio perché priverebbe l’America di ogni alleanza araba. Baghdad da parte sua ha ristabilito relazioni coi curdi (che passerebbero con gli americani soltanto se venisse loro riconosciuta un’entità territoriale autonoma e indipendente, una condizione che porrebbe la Turchia, dove già il partito fondamentalista è in crescita, fuori dal gioco), con l’Arabia Saudita e perfino con la sua grande nemica Damasco. L’incognita più grossa resta comunque quella del “dopo”: ucciso Saddam Hussein chi andrebbe al potere? La minoranza sciita armata da Teheran, prefigurando così l’ipotesi di un regime filo-iraniano? In realtà, a parte l’ipotesi di un protettorato americano che non si sa quanto dovrebbe durare, non emergono figure credibili per la successione.

MONICA MAGGIONI, inviata TG1
In Gran Bretagna, l’alleato più fidato degli Usa, il ministro degli Esteri Jack Straw è contrario ad attaccare Baghdad e Gordon Brown teme che manchino i fondi per la guerra. Nel resto d’Europa le cose vanno anche peggio, si pensi alla Germania, spaccata in due. Ma il dibattito è acceso anche all’interno degli Stati Uniti, dove perfino alcuni Repubblicani storici mostrano profondi dubbi – dubbi non di natura “buonistica”, piuttosto di natura strategica. Da parte sua, Saddam ha minacciato una guerra combattuta non più nel deserto, ma nelle città, strada per strada. In sintesi gli americani si trovano senza basi in Arabia Saudita, con problemi logistici, e con un forte dibattito tra gli stessi Repubblicani. Attaccare Saddam in queste condizioni appare perlomeno complicato… non per niente c’è il tentativo di far montare nuovamente la tensione, la paura del nemico esterno per ricostruire un fronte compatto. Resta poi la grande incognita del dopo-Saddam. Ultimamente si parlava di riportare nel paese Hassan di Giordania, lo zio di Abdallah (l’Irak faceva parte dei territori della dinastia ascemita). Certo, le ipotesi sono tante, ma poche quelle praticabili.

TONY CAPUOZZO, inviato a New York del TG5
Ho la forte sensazione che le cose di cui si parla moltissimo da un lato tendono a non succedere, perché sono troppo annunciate, dall’altro diventano quello che in sociologia viene chiamata la “profezia che si autorealizza”. Certe notizie, per il solo fatto di essere annunciate, sviluppano una forza d’inerzia, avviano dei processi, condizionano gli schieramenti e l’avversario. Così per l’attacco Usa all’Irak, quasi si trattasse di un’operazione di Borsa più che di un programma militare. Certo oggi le perplessità sono piuttosto forti, sia fra gli alleati più stretti sia sul fronte interno. Peraltro, in questo momento, il dibattito sull’Irak s’incrocia con l’anniversario dell’11 settembre. E l’opinione pubblica americana appare riluttante ad aprire nuovi fronti, la gente sembra aver capito che le risposte militari al terrorismo sono lunghissime – prevedono cambi di politica, cambi nella dinamica di sviluppo – e che un’operazione militare che cancelli per sempre l’eventualità di un altro 11 settembre è un’illusione. Serve un lungo lavoro d’intelligence, molto discernimento tra i tanti atteggiamenti di chi ti è ostile. Perché c’è chi ti è ostile come lo sono i palestinesi, chi ti è ostile come lo sono i fondamentalisti, però religiosi, chi ti è ostile come lo sono le organizzazioni terroristiche, o come una parte dell’opinione pubblica. L’esperienza dell’Afghanistan un po’ ha insegnato: non è tutto così semplice. Ad esempio: bin Laden, che fine ha fatto? Qualcuno aveva l’illusione di colpire chirurgicamente per mostrare lo scalpo del nemico: così non è stato. E questo getta una luce un po’ lattiginosa sul “vai, colpisci e porta a casa i ragazzi”.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.