So che tutto sembra perduto, davanti ai progetti anticristiani dei turco-azeri, con la Russia di Putin distratta da altri scenari tremendi. Non è così. Ne ho la prova: foto e didascalie dal Nagorno-Karabakh
L’Angelo della pace che accoglie chi arriva alla cattedrale armena apostolica di Shushi, nel Nagorno-Karabakh, distrutto nel bombardamento mirato azero dell’8 ottobre 2020
Sono tentato dalla disperazione. Lo confesso. Scrivo come al solito dall’Armenia, a un passo dal meraviglioso lago di Sevan, nelle giornate limpide scorgo l’abissalmente celeste monte Ararat, che evoca la presenza di Dio e subito mi fa gridare il salmo 121: «Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore». Lo grido, ma sembra più forte l’urlo che dice di no, e che la guerra, e insieme la distruzione del nostro popolo armeno e di qualsiasi segno di presenza cristiana, prevarrà.
Eppure, eppure non è così. La speranza è più vera, forte, bella della menzognera disperazione che pure avanza con la potenza dell’invincibilità. Ma la menzogna è la non-realtà. Il male non reggerà la forza della croce che fiorisce nella resurrezione di Nostro Signore e di coloro «che amano Dio». «Tutto coopera al bene per coloro che amano Dio» (Rm 8,28). Anche la guerra, anche questa ferocia? Ma certo! Spes contra spem. Ma certo che è così. E non è una petizione volontarist...