Ha dissotterrato un pezzo d’Italia
Gliene hanno dette di tutti i colori a Giampaolo Pansa. «Traditore», «servo di Berlusconi», «mistificatore» e via di seguito. Ma tra i tanti insulti che gli sono stati rivolti ce n’è uno che sarà particolarmente spiaciuto a Pansa: quello di aver «diffamato la Resistenza». Perché se la Resistenza non è mai entrata a far parte del patrimonio comune degli italiani, se ogni 25 aprile è occasione di divisione e non di unità, non è certo colpa di Pansa. E neanche di quanti, come lui, ritengono necessario raccontare gli eventi fino in fondo.
La Resistenza armata contro i nazisti e i fascisti è stata infatti un evento storicamente molto complesso. Vi hanno preso parte forze molto diverse dal punto di vista ideologico: nelle formazioni militavano uomini delle più disparate idee politiche ma anche di nessuna idea politica. Alcuni diedero la vita per un ideale di libertà, altri semplicemente andarono in montagna per non rispondere ai bandi della Rsi. Alcuni combatterono per puro spirito di avventura, e nel Dopoguerra si dedicarono a ogni genere di nefandezze approfittando del vuoto di potere creatosi, con la complicità di forze politiche che, tirato il sasso, furono leste a nascondere la mano. Vi fu anche una parte dell’Italia che decise di stare dall’altra parte, di seguire Mussolini nel baratro in cui si era infilato. E una grossa parte del paese, infine, semplicemente restò a guardare. Una vicenda complessa quindi, al termine della quale l’Italia riconquistò la libertà lasciandosi alle spalle una scia di sangue e di coscienze lacerate.
È qui che si inserisce il dramma nel dramma: con una storiografia che invece di prendere atto di questa situazione ha voluto dare un’immagine distorta e strumentale di quel periodo terribile. Con una parte d’Italia che non esisteva e non si doveva neanche nominare (chi aveva scelto la Rsi) e una alla quale era meglio non pensare (chi era rimasto a guardare). E una, quella della Resistenza non comunista, che veniva trattata peggio dei fascisti. Come una ricostruzione degli eventi così distorta poteva proporsi come momento fondante della nuova identità italiana? Non poteva farlo, e infatti non lo ha fatto. I libri di Pansa, le cui tesi possono essere anche discusse, hanno il merito di essere entrati in risonanza con quest’Italia che gli storici avevano occultato. Chi questi libri li ha letti sa che non vi si trova alcuna parificazione tra fascisti e partigiani, ma la riaffermazione di una storia gloriosa che però, per essere compresa, non può che essere raccontata per intero.
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