HA PERSO IL VUOTO

L’identità in politica paga. Ne abbiamo avuto riconferma, se qualcuno se lo fosse scordato, proprio in queste elezioni regionali. In Lombardia, Formigoni ha sbarazzato il campo da ogni pretesa di successione. Lo dico da sinistra, con la coerenza della ragione e l’amarezza della ritirata. Sarfatti ha perso perché ha meritato la sconfitta. La squadra di Formigoni ha giocato una battaglia sulle proposte. Ognuna di queste poteva essere criticata, messa alla berlina, sono le regole del gioco democratico. Chi si oppone però deve avere il coraggio di criticare ma anche la forza di proporre. Chi vuole governare non può limitarsi a rivendicare “una realtà migliore”. Raffaele Cattaneo, ex vice segretario generale della Regione Lombardia ed ora esponente politico di primo piano della nuova Giunta regionale, in campagna elettorale osservava con spirito che io definirei “marxista” (non me ne voglia l’amico Raffaele) una verità quasi disarmante. «Chi non vorrebbe meno traffico sulle strade, collegamenti più rapidi, un ospedale che funziona meglio? Ve lo immaginate un candidato che si proponesse al consenso degli elettori sostenendo più ritardi per i pendolari e più liste d’attesa per i pazienti?». Nella sua disamina Cattaneo proseguiva sottolineando che la politica si confronta sui metodi che si intendono adottare per raggiungere questi obiettivi. è proprio qui che la falla di Sarfatti è diventata voragine incolmabile. Gli slogan possono essere efficaci in alcuni frangenti, servono per caricare gli animi, per intonare cori di protesta negli incontri di piazza, ma da soli non producono consenso, da soli non possono pretendere di farsi politica. Nell’opposizione ora partiranno le accuse incrociate e non mancheranno le solite manfrine legate allo “strapotere” mediatico e “corporativo” di Formigoni. Qualcuno griderà alla “gara truccata”. Bene, avranno ragione quest’ultimi, avranno ragione perché se da una parte si fanno proposte e dall’altra ci si limita all’invettiva “contro”, il confronto non ha partita. Tra il vuoto concettuale e la proposta (anche partigiana), è quest’ultima che merita di prevalere. Formigoni ha vinto perché ha costruito attorno a sé un’identità che non si nasconde, che non vuole farsi qualunquismo. L’identità è il sangue ed il cuore della politica. Oggi, chi ha scelto di abdicare all’alto ruolo che la politica deve pretendere per sé può solo piangere se stesso. La riconferma di Formigoni in Lombardia ha un significato politico che va ben oltre gli stretti ambiti regionali. In definitiva è la nuova strada, fatta di concretezza e razionalità che può salvare il centrodestra dalla deriva berlusconiana. Formigoni è l’unico berlusconiano che ha saputo andare oltre Berlusconi. Nel centrosinistra la rincorsa al Palazzo del Potere ha prevalso su tutto, su idealità e concretezza, su programmi e soluzioni concrete. Il risultato è palese: la politica vince, l’identità paga.
Fabio Cavallari

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