Ha ragione Briatore, il lusso non è nemico del popolo

Di Scalpelli Sergio
31 Agosto 2006

Il dibattito sulla politica fiscale, aperto dall’uscita netta del viceministro Vincenzo Visco sull’anagrafe dei contribuenti, sta suscitando polemiche formidabili ma anche posizioni interessanti – vedi Francesco Giavazzi, Tito Boeri, Giuseppe De Rita, Michele Salvati – che non si limitano all’aggressione del blocco sociale avversario, ma introducono alcune sofisticate osservazioni che ritraggono la complessità sociale e territoriale italiana.
Più difficile appare capire il senso della tassa sul lusso che il governatore sardo Renato Soru ha imposto al variegato e anch’esso differenziato popolo delle vacanze in Costa Smeralda. Io non ho capito una cosa: quel pezzo di Sardegna è stato modellato, centimetro per centimetro, dalle mani e dalla inventiva turistica di chi, negli anni Sessanta, si accorse della straordinaria “usabilità” di quel pezzo di costa. Costa che da una quarantina d’anni è diventata meta del turismo di lusso. Bello, brutto, elegante, cafone che sia, non importa. Conta, come ha detto Flavio Briatore, il fatto che aiuta la Sardegna, non la mortifica. Bene. E allora come mai ho sempre la netta sensazione che all’atto pratico non si voglia ragionare su politiche fiscali coerenti con l’idea che per consolidare la ripresa italiana non si deve puntare su un uso punitivo-giustizialista della leva fiscale, bensì favorire quella “complicità dei ceti” recentemente descritta da De Rita?

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