Per Habermas la gente vuole un’Europa più forte. Poi ‘sti filosofi se la prendono se dici che vivono sulla luna
´ «Si parla di valori che poi non si sa bene quali siano e nel nome di questi valori ne vengono cancellati altri, che riguardano la dignità dell’uomo», dice Ferzan Ozpetek alla Stampa (25 marzo).
I miei sono valori, i tuoi no. Gnegnegne.
´ «Non si conoscono, del resto, eserciti che abbiano dichiarato di battersi per la tirannia e l’inciviltà, o per i porci interessi dei governanti», dice Michele Serra sulla Repubblica (25 marzo).
Qualcuno può spiegare a Serra che a lungo gli eserciti che rispondevano al monarca e non alla nazione, si battevano esattamente per i porci interessi del governante.
´ «Qui abbiamo Ferrara e Rossella, in America i giornali non fanno sconti a Bush», dice Daniele Luttazzi alla Repubblica (25 marzo).
Luttazzi è sempre lo stesso, come prima del 2001, non si è accorto che il Bush italiano oggi al governo non è Berlusconi, bensì Prodi. La vocazione luttazziana (poco americana) è prendersela solo con l’opposizione.
´ «La gran parte dei paesi conta al proprio interno maggioranze silenziose a favore di un consolidamento della Unione Europea», dice Jürgen Habermas al Corriere della Sera (25 marzo).
Habermas non dovrebbe lasciarsi andare a dire cose di questo tipo che poi alimentano la leggenda dei filosofi che vivono sulla luna.
´ «Io sono disposto, ad esempio, a chiamare di sinistra cose che prima non lo erano come il civismo e le liberalizzazioni», dice Pierluigi Bersani al Corriere della Sera (25 marzo).
E l’affarismo? Ci dimentichiamo sempre l’affarismo.
´ «Non è possibile avere un paese con province, comuni, circoscrizioni», dice Luca Cordero di Montezemolo alla Repubblica (25 marzo).
Che cosa propone al loro posto: club Méditeranée, saune e coiffeur per uomini di gusto?
´ «Ma soprattutto che cosa è rimasto di tutto quello che abbiamo pensato, sognato», dice Achille Occhetto sull’Unità, rivolgendosi a Piero Fassino e Walter Veltroni (28 marzo).
Un cerchio alla testa?
´ «Devono fare chiarezza», dice Pierferdinando Casini al Corriere della Sera (25 marzo).
Con la sua arietta da topetto nel formaggio, Casini chiede agli altri di fare chiarezza.
´ «La guerra al terrorismo ha dato vita in America a una cultura della paura», dice Zbigniew Brzezinski sulla Repubblica (26 marzo).
Mentre gli attentati dell’11 settembre del 2001 avevano diffuso un grande senso di sicurezza e serenità.
´ «Se voglio sapere di politica mi rivolgo a chi è competente in materia, non credo proprio che sia utile parlar di questi argomenti con gli attori», dice Halle Berry sulla Stampa (28 marzo).
Ma perché mai agli Stati Uniti deve toccare la Berry e a noi la Franca Rame?
´ «C’è nel nostro paese una sinistra, minoritaria e marginale quanto si vuole, che resta tenacemente ferma sulle parole d’ordine che ne mobilitarono i sentimenti e le passioni», dice Miriam Mafai sulla Repubblica (27 marzo).
La Mafai allude agli studentelli che hanno contestato Fausto Bertinotti, a noi viene in mente piuttosto proprio lo stesso Bertinotti.
´ «Si è ripetuto pari pari lo schema leninista della campagna anti referendum del 2005», dice Marco Politi sulla Repubblica (27 marzo).
Vladimir-Ruini contro Politi-Kerenski?
´ «Se la Cei non accetta di fare i conti con la complessità di una realtà che cambia, ho paura che sarà difficile fare passi in avanti nel dialogo», dice Stefano Ceccanti alla Stampa (29 marzo) .
E che facciamo? Si nomina la Pollastrini papessa, Ceccanti segretario di Stato e si scomunicano tutti i non dialoganti?
´ «Altro che Family Day. Dovremmo organizzare la Decency Week, il Common Sense Month, The Year to be Serious», dice Beppe Severgnini sul Corriere della Sera (29 marzo).
Se, poi, si fa il Conceited Century, il secolo per i pieni di sé, sappiamo già chi sarà il protagonista.
´ «Non so dire, non mi compete se trent’anni fa c’era più gente che andava in Paradiso più che adesso», dice Giulio Andreotti all’Avvenire (27 marzo).
A lui basta l’assicurazione che a prendere questa decisione (chi va e chi non va) non vi siano tipacci come Giancarlo Caselli.
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