Hamas rapisce gli autostoppisti. Noi europei cantiamo ‘imagine’

Di Reibman Yasha
06 Luglio 2006

Un ragazzo francese di vent’anni, immigrato in Israele, svolgeva il servizio militare ed è stato rapito. Un altro è stato rapito e poi ucciso. Non era un soldato, faceva l’autostop. Ogni giorno missili piovono sulle cittadine israeliane, mentre è ancora viva l’emozione per il ritiro israeliano da Gaza. I palestinesi hanno risposto votando in maggioranza Hamas, che ha raccolto consensi anche per la contrapposizione alla corruzione dilagante tra i dirigenti di Al Fatah, il partito di Yasser Arafat e dell’attuale presidente Abu Mazen.
“Purtroppo” l’obiettivo esplicito di Hamas è la distruzione dello Stato di Israele e la cacciata degli ebrei in mare. Il movimento oggi al governo non riconosce dunque i precedenti accordi dell’Autorità Nazionale Palestinese con Israele e non riconosce nemmeno Israele. Hamas cerca nello stesso tempo di accreditarsi come interlocutore credibile tramite ambigue dichiarazioni che fanno illudere diversi ministri e viceministri europei che sembrano proporre come strategia per il Medio Oriente “Imagine” di John Lennon. Loro “sperano nella pace”. Nei fatti Hamas prosegue a organizzare il terrorismo. Con questa realtà Israele deve fare i conti, con i missili, i rapimenti, gli attentati. Un bilancio spietato al quale rispondere. Colpire la centrale elettrica di Gaza, ma non uccidere nemmeno un civile, arrestare esponenti del movimento terrorista Hamas e sottoporli a regolare processo non è la peggiore delle risposte possibili nel peggiore dei mondi possibili.

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