Hanno allestito un commovente funerale ma si sono dimenticati di portare il morto

Di Tempi
26 Aprile 2007

I Democratici son gente così indaffarata da non far nulla tre volte al giorno. All’ultimo congresso dei Ds s’è visto Fassino commuoversi, la delegata piangere, gli abbracci lacrimevoli, i fazzoletti bianchi, gli occhi arrossati. Un gran funerale senza il morto. Tutti a piangere, ma dov’è il caro estinto? Tante vedove da rincuorare accanto a una bara vuota. S’è allestita una gran cerimonia, una spettacolare seduta di gruppo per cambiare il nome senza modificare la cosa. Pci-Pds-Ds-Pd: è dalla caduta del Muro che anagrammano le consonanti. Mentre in Afghanistan a un bambino è stato fatto decapitare un presunto talebano. Mentre nei mari d’Olanda ha ricominciato a navigare la nave dell’aborto. Mentre negli Usa si discute se introdurre Lybrel, la pillola che libera le donne dal ciclo mestruale. Mentre accade ciò, che fanno gli indaffarati democratici? Fanno congressi in cui per volar alto dibattono se è disdicevole chiamarsi “compagni”. Voglion fare gli americani non rendendosi conto che, in un partito democratico stelle&strisce, non potrebbe starci non solo Mussi, ma nemmeno chi s’augura tavoli di pace coi talebani. Manca loro il coraggio del killer, la freddezza d’ammazzare cinquant’anni di storia che di democratico hanno ben poco e quindici anni vissuti sulle spalle delle procure. Lo facessero il morto, poi potremmo pure crederci che questo è un funerale e non un Castrocaro Over the rainbow. Blair lo ha fatto, e ha messo alla porta i vetero-marxisti. Schroeder lo ha fatto, e ha lasciato andare per la sua strada Oskar Lafontaine. In politica come nella vita, per cambiare occorre decidere (dal latino “mozzare”). E il Pd? è un po’ come l’articolo che è uscito domenica sul Manifesto. Il titolo “Ecco le idee del partito democratico”, tre colonne di testo vuote e in fondo le uniche due parole: «è tutto».

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