HAPPY NEW YEAR
Il nuovo anno è cominciato in sordina, con la nazione in qualche modo sotto shock per la tragedia del maremoto in Asia sudorientale e in Africa. Quando le Nazioni Unite hanno accusato gli Stati Uniti di avere risposto con “spilorceria” alla tragedia, alcuni giornalisti e leader politici nemici di Bush hanno cercato di sfruttare l’accusa, ma alla fine hanno rinunciato accorgendosi che la gente la considerava una cosa del tutto ingiusta. Ecco segnato un altro punto contro l’Onu nell’opinione pubblica americana.
Più di un milione di persone si è raccolto a Times Square per dare il benvenuto al nuovo anno, compreso il segretario di Stato Colin Powell, un newyorkese, che ha fatto partire la palla di cristallo calata giù da un grattacielo nell’ultimo minuto del vecchio anno. Il luogo sembrava un accampamento militare, ma la polizia e i militari sembravano divertirsi anche loro. Il freddo gelido si era placato giusto in tempo per regalarci una notte dal clima primaverile, e all’alba del primo gennaio le squadre della nettezza urbana avevano già cancellato tutte le tracce della festa.
In città si respira un’atmosfera prudentemente ottimistica. Il tasso di criminalità si è ulteriormente abbassato (come in tutte le grandi città della East Coast) e l’economia sembra essere in crescita. La domanda che tutti si pongono senza pronunciarla a voce alta è questa: si tratta della calma prima della tempesta?
A Washington si stanno facendo i preparativi per il secondo insediamento (o bisognerebbe piuttosto dire incoronazione?) di George W. Bush. Sarà una celebrazione di quattro giorno, che costerà più di quaranta milioni di dollari. I favoriti del partito hanno già ricevuto l’invito. I partecipanti sembrano essere una strana combinazione di pezzi grossi delle corporatione e di cristiani evangelici. Senza dubbio, il tema principale sarà la “guerra senza sacrifici”, fatta eccezione per il sacrificio dei soldati che la combattono e per i loro familiari. Il resto delle nazione “sostiene le truppe” e viene incoraggiato a spendere e festeggiare.
Quest’anno ricorre il centesimo anniversario della pubblicazione dei tre rivoluzionari articoli con cui Albert Einstein dimostrò l’esistenza dell’atomo, la correttezza della fisica quantistica e la teoria della relatività. Da allora abbiamo percorso una lunga strada, come viene illustrato nel libro che in questi giorni stanno leggendo tutti gli appassionati di scienza (me compreso): Parallel Words, scritto dal grande fisico Michio Kaku (editore Doubleday, 2005). Il sottotitolo rivela tutto: “Un viaggio attraverso la creazione, le dimensioni superiori e il futuro del cosmo”. Einstein, naturalmente, inizialmente pensava che l’universo non avesse né un inizio né una fine. Per spiegare come mai la forza della gravità non avesse fatto collassare la materia dell’universo su se stessa, Einstein aveva postulato l’esistenza della “antigravità”, intesa come una forza riequilibratrice. (Newton ne aveva attribuito la ragione a periodici interventi divini!). Il Big Bang, naturalmente, ha spazzato via tutte le concezioni di un universo eterno e perciò ha reso inutile il concetto di antigravità. Oggi, comunque, non sembra più tutto così semplice. Kaku spiega brillantemente la concezione, attualmente dominante, di un universo vecchio 13,7 miliardi di anni che sta procedendo verso la sua fine. Ma non c’è alcun motivo di preoccuparsi. Ci vorrano ancora migliaia di miliardi di anni. E, in ogni caso, potremmo anche riuscire a fuggire su un universo parallelo per continuare a festeggiare! Felice anno nuovo!
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