Hatoon la saudita ha ridato alle donne un posto alla Mecca
Se qualche settimana fa le donne musulmane hanno potuto ancora una volta partecipare a una delle fasi principali del pellegrinaggio alla Mecca – alla circoambulazione della Caaba posta al centro del cortile interno della Grande moschea – lo devono in parte anche alla storica saudita Hatoon al Fassi.
Un caso della vita ha voluto che conoscessi Hatoon una ventina di anni fa in Gran Bretagna, a Oxford, dove entrambe partecipavamo a un congresso sull’Arabia preislamica. Il ricordo che ho di lei è di una ragazza solare che al contempo guardava con preoccupazione al rientro nel proprio paese. Le preoccupazioni non erano fantasie.
Quando nell’agosto scorso alcuni rappresentanti del governatorato della Mecca hanno proposto di spostare altrove la zona riservata alle donne per la circoambulazione della Caaba, Hatoon è insorta: «Ritengo mio dovere esprimere la mia opinione. La questione principale è che si vuole privare le musulmane del diritto di pregare nel luogo più sacro della terra. Nel corso della storia le donne non sono mai state allontanate dal cortile della Grande moschea. Purtroppo si assiste alla tendenza a bandire le donne dai luoghi sacri. Le donne, a differenza degli uomini, non possono raggiungere la tomba del Profeta a Medina. Alla Mecca gli ufficiali sollecitano le donne a pregare in fretta per lasciare il posto agli uomini».
Hatoon al Fassi, musulmana praticante e attivista per i diritti delle donne, appartiene a quel gruppo di donne intellettuali che propongono una rilettura del testo coranico in chiave “femminile”, ovvero rispettosa del testo. «L’islam è stato rivelato a uomini e donne. Entrambi i sessi sono uguali quanto a doveri religiosi e quanto a pene e ricompense». Solo chi conosce l’Arabia Saudita, paese in cui le donne vengono lapidate e in cui devono essere “protette” da un uomo, può comprendere sino in fondo il coraggio di Hatoon. Un coraggio che è grande.
v.colombo@hotmail.it
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