Ho arbitrato un derby (e non ricordo il risultato)
Io capisco gli arbitri, poveretti. A volte penso di essere come Arrigo Sacchi, quando ricordo continuamente la mia giovinezza (che si è fuggita, tuttavia), ma lui, ha furia di raccontare dei tempi di Fusignano e di quando calcava indegnamente i campetti con la maglia del Baracca Lugo, ha vinto tutto e quindi pescare nella vita vissuta è utile al presente. So cosa vuol dire trovarsi in campo tra 22 pericolosi manigoldi, infidi, imbroglioni, viziati, egoisti, più panchine assortite. Tutti a ringhiarti fin dentro l’anima a ogni fischio. Lo so, perché una volta ho arbitrato il più tremendo derby calcistico dell’era moderna. Inter-Milan? Per favore. Genoa-Samp? Ma fatemi il piacere. Roma-Lazio? Pinzillacchere. Palermo-Catania? Dilettantesco. Io sono sopravvissuto all’arbitraggio di Azione Cattolica-Comunione e Liberazione. Il risultato non me lo ricordo, ma mi ricordo le facce stravolte, paonazze e urlanti di un gruppo di persone che predicavano bene e razzolavano malissimo e che mi volevano lapidare, alla faccia della nota parabola evangelica (chi è senza peccato…) che pure dovevano conoscere. È stata la mia prima e ultima esperienza da arbitro, poi sono passato tra quelli che urlano “cornuto”. Cioè tra i più gentili.
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