HOMO TERAPEUTICUS

Di Luigi Amicone
12 Maggio 2005
«L'EMBRIONE È VITA QUANTO IL SANGUE». MA BUON SANGUE NON MENTE

Emma Bonino ci invita a usare un linguaggio più appropriato, giacché «l’embrione è vita umana allo stesso modo che lo è il sangue». L’ha detto a ‘Omnibus’, lunedì 9 maggio, attorno alle ore 8.30, mentre l’embrione che fu uno di noi la contestava in diretta. Altri di noi non potevano contestarla. Perché? Vuoi perché tutti i media sono schierati con la Chiesa radicale, vuoi perché nel mentre che la Bonino era in televisione, lui, l’embrione già grande, si faceva la toiletta o se la spassava in laboratorio a criocongelare colui che non sarà mai uno di noi. Perché difettato, e perciò finirà in lavandino. O perché brevettato, e perciò archiviato in una cella frigorifera in attesa di essere acquistato. O perché selezionato geneticamente per venire al mondo come ‘bambino farmaco’ da cui estrarre pezzi di ricambio per un fratellino malato o per uno di noi che, malato di Alzheimer, vorrebbe che il meccanico di laboratorio producesse qualcosa da cui estrarre ciò che la natura gli toglie (essendo che la natura non ci promette l’immortalità, ma il medico biofaustiano sì) attraverso la produzione di esseri umani ‘a scopo terapeutico’.
Emma Bonino dice che siamo senza compassione e senza scrupoli umanitari perché non siamo disposti a sacrificare un grumo di cellule per il progresso della scienza e per il bene dell’umanità. Tutto ciò, però, nella lingua italiana si chiama ‘menzogna’. Perché, checché ne dicano gli spot con le Ferilli e le Montalcini, i Dulbecco e i Veronesi, non c’è osservazione scientifica né codice deontologico al mondo che si permetta di negare l’evidenza di ciò che l’embrione è, ovvero un essere umano con un suo proprio, unico, irripetibile e irriducibile patrimonio genetico.
E non c’è buon senso al mondo che non capisca perché almeno il principio di precauzione (che vale per le carote ogm) non dovrebbe valere per la vita umana fin dal suo primo apparire infinitesimale.

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