Hostel

Di Simone Fortunato
09 Marzo 2006
In un ostello in Slovacchia tre turisti finiscono nelle mani di pazzi maniaci.

Prodotto da Quentin Tarantino, “Hostel” è già un cult grazie anche ad alcune trovate pubblicitarie di gusto dubbio ed effetto sicuro (i sacchetti per vomitare distribuiti all’ingresso dei cinema). Ma è un film pericoloso, e non tanto perché dà l’opportunità alla solita critica miope che strumentalizza i film in chiave ideologica (questa volta i maniaci si sarebbero ispirati alle torture nel carcere di Abu Ghraib), ma perché è un horror nichilista dove tutto è mostrato (carne maciullata, sesso sfrenato, volgarità diffuse) e nulla è giudicato perché nulla conta e tutto è un gioco al ribasso. L’amore diventa sesso, l’amicizia diventa connivenza, la violenza diventa tortura fine a se stessa.
di R. Roth, con J. Hernandez, D. Richardson

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