Humus in fabula
Sul Fap Roma tace e blocca
Riducono le emissioni di pm10 di circa il 90 per cento e estinguono il particolato di origine carboniosa che i motori diesel emettono. Si tratta della tecnologia Fap (Filtro anti particolato). Nel 2003 questa tecnica antinquinamento ha ricevuto da Legambiente e Regione Lombardia il premio ‘innovazione amica dell’ambiente’. Non è un caso che i veicoli diesel di nuova produzione, per rispondere alle norme Euro 5, dovranno obbligatoriamente istallarlo. La Regione Lombardia, per combattere l’inquinamento dell’aria provocato dagli scarichi dei bus più vecchi, ha già messo a disposizione 4 milioni di euro d’incentivi per l’acquisto dei filtri. Nonostante questo e nonostante la giunta Formigoni si sia già detta disponibile a mettere a disposizione altri incentivi, sia per le auto sia per gli autocarri, il governo sta bloccando tutto. Dalla scorsa estate due decreti legge sul tema, approvati anche dalla Commissione Europa, sono fermi. Il presidente della Ce, José Manuel Barroso, in una lettera del maggio scorso così scriveva a Formigoni: «Apprezzo gli sforzi che il Governo regionale ha fatto in campo ambientale e mi compiaccio della sua volontà di adottare tutti i provvedimenti necessari per ridurre l’inquinamento atmosferico locale». Ma, mentre l’Europa plaude, Roma tace.
Nessun euro ai termovalorizzatori
I termovalorizzatori, attraverso il calore generato dalla combustione dei rifiuti, producono per il nostro paese energia elettrica. Dal 1992 circa il 5 per cento del costo di ogni bolletta elettrica va a finanziare un fondo chiamato Cip6 da cui vengono prelevati i soldi (circa l’80 per cento del gettito) per l’acquisto ‘obbligato’ di energia prodotta dai termovalorizzatori e impianti analoghi. Ma con un colpo di mano, sotto le direttive del ministero dell’Ambiente, il governo ha inserito una postilla che restringerà l’ambito d’applicazione del sistema Cip6. In pratica l’energia prodotta dai rifiuti non verrà più considerata rinnovabile, così i termovalizzatori perderanno finanziamenti. Le aziende che gestiscono gli impianti ad oggi non si sono pronunciate, ma la preoccupazione è molta. Un sistema economico, processi produttivi e posti di lavoro rischiano di saltare senza che un dibattito sia stato posto in essere. In Campania, addirittura, l’intero piano di emergenza rifiuti, guidato da Guido Bertolaso, che prevedeva l’ultimazione del termovalorizzatore di Acerra e la costruzione di due impianti ex novo, potrebbe subire una drammatica battuta d’arresto.
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