I 13mila motivi di SuperMario

Di Emanuele Boffi
06 Novembre 2003
Con la Dc era stato presidente della Provincia. Poi venne il ‘93. Oggi torna (in barba ai manipulitisti) in politica. Ed è il più votato del Trentino

Per tutti è “SuperMario”. Lo è dal 1988, quando fu eletto con la Dc presidente della Provincia autonoma di Trento con 36mila preferenze, e lo è di nuovo oggi dall’alto delle sue 13.149 preferenze che ne fanno il candidato più votato delle 20 liste di tutto il Trentino. Mario Malossini, 56 anni, capolista di Forza Italia, ha raccolto più voti di Silvano Grisenti, braccio destro del presidente uscente Lorenzo Dellai, numero uno della Margherita (11.652 preferenze), e Remo Andreolli dei Ds (6.547). Un vero exploit tenendo conto dei risultati non certo confortanti per il centrodestra: la Lista civica Margherita ha raccolto il 25,88% dei consensi, la Sinistra Democratica e Riformista il 13,63%, Forza Italia il 13,42%; Lorenzo Dellai ha ottenuto il 60,82% dei suffragi, Carlo Andreotti della Cdl solo il 30,67%. Ma, in fondo, non ci si aspettava numeri e percentuali diverse da questi. La verà novità è invece il risultato ottenuto da Malossini o, per dirla col titolo del quotidiano locale l’Adige (28.10.03), il risultato è stata “La grande rivincita di SuperMario”. Titoli diversi comparivano in marzo quando circolava il suo nome come possibile candidato alla presidenza: su Sette del Corriere della Sera (13.03.03), Gian Antonio Stella bollava SuperMario come l’“angelo degli appalti”, il “riciclato di Fi”, fino all’evangelico “Lazzaro”. Non meno leggero era stato Marco Travaglio quando di recente sull’Unità (“La guerra di Pier”, 17.10.03) l’aveva dipinto come un politico peggiore persino (udite, udite) di Berlusconi. Che mai ha combinato di così tremendamente ripugnante, di così moralmente censurabile SuperMario?

Non poteva non sapere
La colpa di Malossini è la stessa di tutti quelli che si sono occupati della res pubblica nell’annus horribilis, il 1993. La sua mano è stata mozzata da 26 inchieste giudiziarie (di cui 24 archiviate) che lo hanno costretto lontano dalla politica per dieci anni. Enfant prodige democristiano, Malossini era stato consigliere comunale a Riva del Garda a 21 anni, consigliere regionale a 31, assessore al Turismo a 33, presidente provinciale a 42. Poi arrivò il 1993, l’anno dei giusti, e superMario decise di non nascondersi, di non patteggiare e di collaborare con la giustizia davanti a cui non aveva nulla da nascondere. Risultato: una condanna per ricettazione (con l’ormai triste formula del “non poteva non sapere”). Sebbene il Procuratore generale avesse chiesto la derubricazione (così come per altri 6 imputati tutti prosciolti), il furore giustizialista del ’93 non risparmioò Malossini. Troppo potente, troppo amato dai trentini per aver lanciato il turismo nella Regione, troppo “uomo della Prima Repubblica”. Così Supermario dovette ricominciare da capo.

Mani (pulite) mozzate
Malossini racconta a Tempi che «il miracolo che mi ha rimesso in gioco è stata l’amicizia con alcuni esponenti della Compagnia delle Opere (Cdo)». Con loro ha ricominciato a lavorare nel campo del turismo, è tornato a occuparsi del res publica senza essere più un politico, fino ad essere eletto nel 2000 presidente della Cdo Trentino-Alto Adige (carica da cui si è dimesso prima di ricandidarsi). Oggi è di nuovo SuperMario, senza rinnegare di essere un Lazzaro. «Quando mi sono ripresentato avevo un certo timore – prosegue – ma ho scelto di rimettermi serenamente e senza censure al giudizio della gente». Ha girato in lungo e in largo il Trentino, andando a conquistarsi una per una quelle 13mila preferenze, raccontando di sé, di cosa gli era capitato, senza nascondersi. Crede che questi voti siano un giudizio politico sul decennio 1993-2003? «Non lo so, non lo so dire. È un giudizio di fronte a una persona che ha affrontato quelle circostanze con grande compostezza, senza sfuggire ai luoghi preposti anche quando non ne condivideva accuse e certi metodi». Malossini non vuole commentare gli attacchi che la stampa locale e nazionale gli hanno dedicato: «Preferisco il silenzio. Spesso sono stato attaccato in maniera calunniosa e intollerante. Si negava persino la possibilità che un’esperienza sofferta come la mia potesse determinare in una persona un cambiamento, rigenerarla».
Oggi sono in molti a tornare al capezzale di SuperMario. Per lui si parla di una nomina a coordinatore regionale di Forza Italia. Lui non si scompone, sebbene sia consapevole di aver creato uno scossone anche all’interno della propria coalizione, e si propone come l’uomo del dialogo e della ricostruzione. «Rilanciare una presenza politica popolare e partecipata, presente e radicata nel territorio» è la sua ricetta. Perché, tutto sommato, alla «gente – coma la chiama SuperMario – io non ho fatto altro che raccontare cosa mi era successo e chiedergli: vi fidate di me?». E 13mila persone hanno risposto che non va mozzata la mano (pulita) di chi ama la res publica.

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