I barbari di casa nostra
Nel dicembre dell’anno passato i lettori di Repubblica hanno potuto leggere questa lettera, che si commenta da sola, di un immigrato musulmano a Corrado Augias: «L’infibulazione risale all’inizio della civiltà africana. Nell’impossibilità di controllare l’attività sessuale femminile la tribù decise questa forma di contenimento. L’esplodere dell’Aids in Africa è anche conseguenza del venir meno della tradizione. Tutte le religioni vedono la donna per ciò che è: fonte d’impurità e di corruzione. L’atto della prima donna, Eva, fu la seduzione di Adamo per indurlo a trasgredire la legge di Dio. Il regresso culturale dell’Occidente femminilizzato favorisce amoralità e ignoranza. Non cessa la presunzione di imporre agli altri popoli, già civili quando l’Occidente viveva nelle caverne, la propria volontà con la violenza” (Al Ghazali Giabir, Repubblica, 7122).
Alla fine di luglio 2001 un’immigrata musulmana ha appeso in vari punti della città di Milano un manifesto in lingua araba con su scritto: «Sono stata sempre una moglie carina e gentile, ma mio marito mi ha lasciato perché mi sono messa a lavorare» (G. G. Vecchi, “L’araba infelice”, Corriere della sera Milano, 2171). Intanto in Francia alcune amministrazioni comunali concedono che in certi orari le piscine pubbliche siano riservate alle sole donne, con personale esclusivamente femminile, per accontentare i musulmani (cfr. “Parigi ‘cede’ all’Islam”, Repubblica, 1263). Ecco trapiantati nel cuore dell’Europa usi e costumi che credevamo relegati a Teheran e a Kabul.
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